Sermig

Occhio ai dati

di Carlo Degiacomi - Sono necessari dati, dati e dati per discutere di qualsiasi cosa, anche di ambiente e di cambiamento di comportamenti utili all’ambiente e alla nostra salute. Affrontiamo un problema di metodo. È importante fornire dati certi per dare credibilità alle proprie tesi e affermazioni.
Atteniamoci ai temi ambientali (in Italia) e consideriamo qualche esempio.

GLI INCENDI E I FORESTALI
Gli incendi in Sicilia a giugno hanno fatto emergere un dato: la Regione può disporre di 28mila persone per la cura dei boschi. 803 sono impiegati a tempo indeterminato, tutto il resto è rappresentato da precari. Ci sono piccole realtà come Pioppo (una frazione di Monreale a Palermo), che hanno un forestale ogni 5 abitanti: su duemila cittadini 383 sono forestali. In Piemonte e in Lombardia i forestali sono rispettivamente 406 e 500. Sembra più un sostegno all’occupazione che la difesa dell’ambiente e del territorio. Su 200 incendi 199 sono causati dall’uomo: 25% volontariamente accesi, un 30% per il rogo di sterpaglie o residui di potature. Quanto si potrebbe evitare solo con poche attenzioni!

I TRASPORTI PUBBLICI LOCALI
Ogni giorno circa 11 milioni di italiani viaggiano con in tasca un biglietto per il trasporto locale. Qualche comparazione tra le città a partire dal costo effettivo per la collettività di ogni biglietto dell’autobus e del tram: 1,3 euro a Bologna; 1,5 euro a Milano, Torino, Roma; 1 euro a Napoli. I ricavi dai biglietti o abbonamenti coprono una piccola parte dei costi. Il resto sono sussidi e trasferimenti garantiti con le tasse di tutti i cittadini. Se si considerassero i costi, il biglietto dell’autobus a Torino e a Roma sarebbe di 4,50 anziché di 1,50; a Milano di 3 e non di 1,50; a Bologna sarebbe di quasi 4 euro invece di 1,30; costerebbe oltre 4 euro a Napoli invece di 1 (cfr ricerca ISPRA). Anche in questo squilibrio fra biglietti e sussidi siamo fra gli ultimi in Europa. Sono dati che purtroppo hanno avuto poco interesse nelle recenti votazioni comunali.

L’ALIMENTAZIONE
La nostra alimentazione è cambiata e sta cambiando. In meglio o in peggio? Un segno evidente è rappresentato dal consumo di frutta e verdura, alla base della corretta alimentazione. Dal 2000 al 2015 c’è stata una riduzione del 15%. Nel 2015 si è recuperato un 3% circa rispetto all’anno precedente ma il dato complessivo ci dice che il consumo di frutta e verdura è in calo. In una famiglia il consumo medio di frutta e verdura oggi è di 331 kg rispetto ai 379 del 2006. Secondo l’Organizzazione mondiale della Salute (OMS) bisognerebbe mangiare almeno 500 g di frutta e verdura al giorno in 5 volte. Dove l’acquistiamo?
Nel 2000 al 35% nel supermercato, oggi al 63% nella grande distribuzione. E poi i dati ci possono anche dire quale tipo di frutta e verdura mangiamo e quale no, se pratichiamo l’acquisto in base alla provenienza vicina o lontana, il peso del bio. Si scopre che c’è uno spazio enorme culturale, di attenzione ai costi per cambiare le proprie abitudini.

I RIFIUTI
In Italia stiamo facendo la raccolta differenziata o no? E quali tendenze e problemi dobbiamo affrontare? L’indagine annuale ISPRA ci dice che l’Italia ha raggiunto l’obiettivo fissato dall’Europa nel 2014, con 6 anni di ritardo. La percentuale di raccolta differenziata è arrivata al 45,2% (13,4 milioni di tonnellate). È stato raggiunto il livello obbligatorio dal 2008. Nel frattempo l’obiettivo è stato portato al 65%: la rincorsa continua, siamo sempre in ritardo, anche se il trend di miglioramento continua. Nel 2001, quando solo il 20% della spazzatura era selezionato, il costo di ogni tonnellata era di 12 euro per abitante. Oggi che il tasso di differenziazione ha superato il 45%, il costo del servizio è quasi quadruplicato: 46 euro per tonnellata ad abitante. I costi (le tasse rifiuti) per le famiglie mediamente sono aumentati del 20%. I costi aumentano con il giro d’attività, mentre i ricavi – che coprono solo un quarto dei costi – sono rimasti fissi, o quasi, negli ultimi anni.
L’aumento dei costi è in parte dovuta al porta a porta che costa più del triplo rispetto ai cassonetti, anche se garantisce percentuali di differenziazione più alte. Con questo metodo la raccolta di materiali riciclabili è cresciuta.
In una differenziata più spinta è la qualità dei rifiuti raccolti che cala: più si seleziona, più si raccolgono materiali spuri o scadenti. I benefici della differenziata si riducono soprattutto nelle grandi città, dove è più difficile controllare la qualità dei rifiuti riciclabili. Nello stesso tempo la riduzione dell’uso delle discariche riabbassa i costi in denaro e in ambiente. Si riduce il ricorso a materie prime e del CO2 emesso per produrre gli imballaggi. I dati evidenziano anche che il peso della corruzione in Italia farebbe aumentare dal 10% al 14% i costi complessivi. Clamorose le differenze tra le varie Regioni italiane.

Tutti questi dati sono una partenza; vanno poi liberamente confrontati, ragionati e interpretati, ma lo spazio a disposizione è finito. Siete sufficientemente scafati per rifletterci sopra anche da soli e con i vostri amici. E attenzione se cercate altri dati in rete. Oggi vi sono molti commentatori culturali che invitano a non fidarsi dei dati che compaiono su Internet. Certo sulla rete chiunque può pubblicare qualsiasi cosa per qualsiasi scopo e renderlo credibile agli occhi di chi legge. Non esiste alcun controllo su quello che viene pubblicato sulla rete e le falsità non sono rimosse anche se vengono scoperte. Il web è pieno di bufale e di gente che diffonde informazioni e dati falsi. La rete è però anche il luogo dove si possono confrontare e verificare dati ed enti che li forniscono.

 

 

 

 

Rubrica di NUOVO PROGETTO