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Pokemon Go

di Stefano Ravizza - I personaggi dei Pokémon nascono nel 1996 con una serie di videogiochi per la piattaforma Game Boy della Nintendo. Diventano famosi al grande pubblico soprattutto per la serie animata, dalla quale nasce Pikachu, il piccolo roditore giallo che ne è diventato l’icona. Io non ci ho mai avuto molto a che fare, ma sono rimasto colpito dalle notizie degli ultimi giorni a seguito del lancio dell’ultimo titolo Pokemon Go.

Lo scopo del gioco, come per i precedenti titoli della serie, è catturare il maggior numero di Pokémon, farli combattere e farli crescere (evolvere). La sostanziale differenza è che in Pokémon GO le creature non si trovano esplorando i territori virtuali del gioco con il proprio personaggio, bensì andando in giro nel mondo reale, armati di smartphone. I mostriciattoli compaiono attorno a noi, grazie ad una sovrapposizione in realtà aumentata fra la mappa del gioco e Google Maps. In pratica per giocare al meglio non devi rimanere fermo, ma muoverti fisicamente andando a caccia.

Quest’approccio è sicuramente una rivoluzione nel mondo dei videogiochi, che ha portato oltre al divertimento per i giocatori, anche qualche problemino. In molti hanno apprezzato il fatto di uscire di casa, trovare altri giocatori e fare degli incontri reali, ma a volte l’uscire di casa guardando solo lo schermo del telefono ha fatto correre qualche rischio. Qualcuno è caduto in acqua, ha bocciato con la macchina o è addirittura andato in zone pericolose. Insomma la realtà aumentata rimane sempre realtà, bisogna stare con gli occhi aperti, ma non solo per guardare il cellulare.

 

 

 


Rubrica di NUOVO PROGETTO