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Genitori e figli, dialogo possibile

di Gabriella Delpero - Mi capita sempre più spesso di fare colloqui con genitori stanchi e demotivati, che si sono arresi di fronte alle difficoltà incontrate nel rapporto con i figli adolescenti. Molti di loro si sentono frustrati ed impotenti e confessano di non riuscire più a “raggiungere” in qualche modo i ragazzi, che sembrano sempre “da qualche altra parte”. Un papà, ad esempio, racconta dei suoi ripetuti tentativi di approfittare di qualche viaggio in macchina per intavolare un discorso con i due figli, una ragazza di 16 anni e un maschio di quasi 13. Se chiede loro “come va la scuola?”, di solito si sente bofonchiare un generico e distratto “bene…”, poi la più grande si immerge in una conversazione telefonica dopo l’altra, mentre il più piccolo si muove al ritmo della musica delle cuffiette. Fine della comunicazione. Rassegnato, l’uomo continua a guidare in silenzio, con i figli isolati nel loro mondo digitale.

Questa è una delle tante disconnessioni in cui i protagonisti sono da una parte ragazzi lontani mille chilometri, assorbiti da video, suoni, giochi dei loro mondi virtuali, e dall’altra adulti messi ai margini, noiosi e irrilevanti. Eppure sappiamo che bambini e adolescenti hanno bisogno di instaurare e mantenere forti legami nei confronti dei genitori (e di altre figure di adulti che svolgano ruoli educativi) per sviluppare identità, autostima, indipendenza. Infatti quando il legame non riesce a formarsi o viene meno, il bambino va incontro a gravi difficoltà comportamentali ed emotive. È vero anche che rientra nel normale stato d’animo dei pre-adolescenti e degli adolescenti il desiderio di essere indipendenti e liberi e quindi di opporsi ai genitori. Cercare autonomia e per questo ribellarsi non è solo naturale, ma è anche salutare ed essenziale a quell’età. Il problema non è l’emergere di questa tendenza spontanea, ma il fatto che in molti casi si tratta della ricerca di lontananza e libertà da genitori, insegnanti, educatori, persone concrete e conosciute solo per soccombere all’influenza e alla volontà di altre persone – certo non presenti e tantomeno note – che sono soprattutto gli addetti al marketing rivolto ai bambini e ai giovani.

Costoro hanno ben compreso che i ragazzi costituiscono un enorme e lucrativo mercato di consumo: oggetti (inutili), marchi (futili), prodotti (dannosi), siti web (inappropriati), programmi televisivi (stupidi), videogiochi (violenti), personaggi pubblici (discutibili), e soprattutto social network su cui bisogna esserci a tutti i costi e a tempo pieno. Il messaggio rivolto ai ragazzi di oggi è infatti la necessità di avere e gestire un’identità online per essere ritenuti degni di stima e considerazione da parte dei coetanei e stabilire delle relazioni sociali reali. In teoria sarebbe possibile creare invece giochi e programmi televisivi educativi e intelligenti o proporre l’uso dei social network per scopi sociali positivi, ma in pratica tutto è governato dall’imperativo del profitto. E quest’ultimo conduce inevitabilmente a strategie manipolative e all’ambizione di creare dipendenza. Conseguenza: il gioco compulsivo e l’uso ossessivo di cellulari e internet rappresentano un problema non più così raro per molti bambini e adolescenti. Molti presentano comportamenti simili a quelli mostrati nell’uso di sostanze: diventano irritabili, agitati e depressi quando è impedito loro l’accesso.

L’individualismo, la competizione, l’isolamento favoriti dall’uso spasmodico di tutti questi mezzi tecnologici fanno il resto, perché stupirci? In fondo allentare progressivamente e poi recidere i legami che sostengono le relazioni autentiche e la vita sociale e spirituale è per i nostri ragazzi solo una logica conseguenza. Cosa potrebbe dunque fare il papà rimasto in silenzio alla guida della sua auto? Non scoraggiarsi, non gettare la spugna ritirandosi dal suo ruolo educativo: magari fermare improvvisamente l’auto e dire chiaramente ai ragazzi che il viaggio sarà ripreso solo con cellulari e videogiochi spenti. E poi rivendicare il suo diritto e il suo piacere di trascorrere un momento di complicità con loro, proponendo qualche argomento di conversazione piacevole e a misura di ragazzo. Difficile? Sì, ma possibile. Bisogna provarci.







Rubrica di NUOVO PROGETTO