Sermig

Kenya dream

di Marco Grossetti - BIANCO Ben e Win sono di Nairobi, Kenya, Africa, nera come la loro pelle. Hanno venti anni e non stanno scappando da una guerra, non sopravvivono aspettando con ansia un pezzo di carta su cui c’è scritto che sono rifugiati politici per ritornare a vivere, non cercano in Europa nessun futuro migliore, perché gli va benissimo il loro. Sono qui di passaggio, molto, molto contenti di poter salire sopra un aereo tra qualche giorno per ritornare a casa. Sono due ragazzi, meravigliati più che dal bianco che c’è sulla nostra pelle, da quello che vedono sopra le nostre teste. La prima cosa che li ha colpiti dell’Italia è il numero di persone anziane che vedono per strada: in Kenya la speranza di vita supera di poco i sessanta anni e oltre il 40% della popolazione ne ha meno di quattordici. Si chiedono ridendo, adesso che le scuole sono tutte chiuse, dove sono finiti i giovani italiani, mentre pensano a quanto il loro futuro sarà sicuramente bellissimo, luminoso, migliore. E poi come mai per strada non c’è mai nessuno, sono tutti dentro a fare cosa, ok il caldo, va bene che l’Italia è il Paese più vecchio d’Europa, ma a Nairobi è sempre pieno di bambini che giocano per strada, dovrebbe essere logico, normale, naturale. Voi dove li avete messi?

UBUNTU

Quando poi vengono anche a sapere che signori e signore con bastoni di legno, stampelle e deambulatori non sono neanche liberi di zoppicare, rallentare e cadere dove vogliono, ma che esistono case apposta dedicate al loro riposo o forse più probabilmente a quello di figli e nipoti, iniziano a ridere di meno ed a pensare e parlare di Nairobi, per non dover togliersi la luce dagli occhi e dal cuore. Anche se vivono in una città di oltre tre milioni di persone, l’Africa raccontata da Ben e Win è quella dei villaggi africani dove la vita di ognuno è collegata con quella di tutti: secondo lo spirito dell’ubuntu, io sono perché noi siamo. Unity, humanity, family, love, together, sono le parole che continuano quasi fastidiosamente a ripetere senza riuscire a dire qualcosa di diverso, diventate naturalmente accoglienza per le persone che li hanno fatto crescere quando erano loro ad essere fragili ed indifesi: voi vi siete presi cura di noi e noi ci prendiamo cura di voi. Tutto inizia dalla famiglia e tutti ritornano alla comunità da cui sono partiti, anche quelli che vanno a cercare fortuna negli States, dopo ne riportano sempre indietro almeno un pezzo per chi era rimasto a casa.

PIRATI

Nonostante il quadretto peace and love di Ben e Win, il sito della Farnesina ha una lunga lista di raccomandazioni per gli italiani che vogliono viaggiare sicuri in Kenya: elevare la soglia di attenzione e mantenere comportamenti ispirati alla massima prudenza, evitare accuratamente tutte le aree al confine con la Somalia ed effettuare in gran parte del Paese solo i viaggi ritenuti strettamente necessari perché a Est ci sono i terroristi di Al Shabaab, nell’Oceano Indiano i pirati e a Nord continui episodi di violenza di carattere tribale. Anche nella città di Ben e Win, Nairobi, è meglio stare lontano dai quartiere periferici e non ostentare oggetti di valore, specialmente nelle ore notturne. Il rapimento di oltre 200 ragazze in Nigeria nel 2014 ad opera dei terroristi di Boko Haram o un anno dopo proprio in Kenya l’attentato contro il Garissa University College da parte dei fondamentalisti di Al Shabaab con la conseguente morte di 147 ragazzi, la povertà e le guerre che cancellano la vita di milioni di persone in Africa ogni giorno, fanno sembrare ubuntu una parola tanto bella quanto tragicamente impossibile da vivere nella realtà.

ALMENO

Ben e Win tutte queste cose le conoscono benissimo ma non ne parlano mai, raccontano che nella Somalia che brucia disperatamente da anni proprio lì accanto a loro, adesso almeno ci sono un presidente e un governo, adesso almeno tutti o quasi possono di nuovo andare a scuola. Secondo loro, l’Africa è tormentata da guerre che scoppiano e sembrano non voler finire mai, per le ricchezze che ci sono sotto la terra e non per le cose diverse che le persone credono ci siano oltre le nuvole. La colpa è di coltan, diamanti, petrolio e uomini cattivi molto più che di Dio. In un Paese dove l’84% della popolazione è di religione cristiana e l’11% di religione mussulmana, in queste settimane proprio a Nairobi, un artista colombiano sta pitturando di giallo la facciata esterna di quattordici chiese e moschee che hanno aderito al suo progetto per diventare simbolo di pace e di dialogo. Anche se una delle tante raccomandazioni per i turisti italiani che vogliono tornare a casa tutti interi da parte del Ministero degli Esteri, è proprio quella di non frequentare punti di ritrovo e luoghi affollati soprattutto nei giorni e nelle ore di maggiore affluenza ed in occasione delle festività religiose.

GRANDE

Ben frequenta l’Africa School of Project Management e sogna di diventare un businessman, un uomo d’affari. Win studiava marketing, ma ha cambiato idea in fretta: a 18 anni è andata via di casa, racconta tutta orgogliosa di avere il suo affitto e le sue tasse da pagare, il suo lavoro per continuare a studiare teatro, ballo e canto e magari un giorno aiutare bambini e giovani a scoprire i propri talenti per vivere un futuro ancora più luminoso del suo. Ben racconta che in Kenya ci sono diversi progetti per incoraggiare i giovani ad intraprendere nuove attività imprenditoriali, che al figlio del preside della sua università che era andato a lamentarsi per un privilegio non concesso, il padre ha risposto semplicemente: risolviti da solo i tuoi problemi. In Africa funziona così o almeno dovrebbe. Una delle cose che cambierebbero dell’Italia è il sistema di istruzione: dicono che il loro è strutturato meglio, anche se in base alle statistiche dopo gli 11 anni in Kenya per un bambino la scuola diventa un ricordo. A Nairobi la scuola superiore è uguale per tutti e quando arriva il momento della specializzazione, secondo Ben e Win, sei già in grado di sapere cosa potresti voler fare, là il contatto con il mondo del lavoro e la vita vera avviene molto prima, perché a vent’anni devi essere già grande abbastanza per essere responsabile di te stesso.

PRIMA

Ben e Win non parlano solo del futuro luminoso che hanno davanti, sono cittadini del mondo consapevoli di quello che succede attorno a loro: sottolineano l’importanza dei matrimoni misti tra persone delle 42 diverse tribù che convivono in Kenya per salvaguardare la pace nel loro Paese, si preoccupano di quello che possono e devono fare per i loro vicini di casa della Somalia, riflettono sull’urgenza di rafforzare la partnership economica tra i Paesi dell’Africa Orientale per la creazione di un mercato unico per il libero scambio di merci. Il loro sguardo a 360 gradi però è sempre rivolto in avanti: in Kenya il PIL cresce mediamente di oltre il 5% da anni e per il progetto Kenya Vision 2030, dovrebbe diventare entro tale data una Nazione industrializzata a reddito medio. Anche se intanto il 46% della popolazione vive ancora sotto la soglia della povertà e sopra il treno, diretto alla velocità della luce verso il futuro su cui sono saliti loro, per tante persone continua a non esserci posto. Comunque tutto sembra essere molto migliore di prima: il numero di persone che vivono con meno di due dollari al giorno era decisamente più grande prima ed un normale ragazzo della loro età nato in Kenya certe cose prima non sarebbe mai arrivato a dirle, vederle, pensarle, sognarle, come possono fare loro.

Forse è questo il motivo per cui continuano a ripetere che il futuro sarà sicuramente luminoso e migliore. Sono le altre due parole che proprio non riescono a togliersi dalla bocca. È la libertà di scegliere, essere, sognare che aspettavano da generazioni e generazioni e si sono ritrovati tra le mani proprio loro. Hanno aspettato così tanto da non poter pensare neanche per un secondo che possano arrivare pirati e terroristi vestiti di nero a rubargliela di nuovo.



FOTO: GOTICO / NP