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Liberi di scegliere il bene

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di Annamaria Gobbato - Quando la solidarietà dialoga con la sofferenza. "Davanti a noi si sta dispiegando un grande mistero di luce. Nel nostro personale morto di Ebola (15 persone, ndr), mai una parola di risentimento, rabbia, pentimento per aver accettato di lavorare in situazioni così rischiose. Il martirio e la santità del nostro personale sono un dono che il presente e il futuro dovrà valorizzare".

Quando pronunciò queste parole, il dottor Matthew Lukwiya, direttore sanitario del St Mary’s Lacor Hospital, in Uganda, non sapeva ancora di parlare di se stesso... Anche lui nel 2000 dovette cedere alla forza del terribile virus che mieteva vittime su vittime nel Paese, già sconvolto per le violenze perpetrate dall’Esercito di Liberazione del Signore. Queste truppe di ribelli in quindici anni di guerriglia erano giunte a rapire e arruolare circa diecimila bambini, molti dei quali cercavano rifugio presso lo stesso ospedale.

Figlio di un pescivendolo della tribù degli Acholi, nato a Kitgum nella maternità gestita dalle suore missionarie comboniane, Matthew riesce a studiare e a laurearsi brillantemente. Segue corsi di specializzazione in Europa – anche in Italia – dove gli viene richiesto di esercitare, ma preferisce tornare in Africa ad aiutare la sua gente.

Quando Piero Corti, pediatra, fondatore dell’ospedale assieme alla moglie Lucille (chirurgo, morta per aver contratto l’Aids curando i malati), lo conosce, non ha dubbi: sarà lui il suo successore a capo della struttura sanitaria, il cui personale è tutto locale.

Grazie a lui vengono superate molte crisi interne dovute alla – legittima! – paura del contagio operato dai ricoverati per ebola, che rischierebbero di portarlo alla chiusura. Convince con la forza della fede e del rispetto della scelta fatta: "Abbiamo la libertà di scegliere, nessuno ci può trattenere contro la nostra volontà. Allora riposerebbe il nostro corpo, ma non il nostro spirito. Sapremmo che potevamo offrire un aiuto a chi era disperato e non l’abbiamo fatto". E quando i ribelli rapiscono alcune suore e chiedono in riscatto i medicinali, si offre in ostaggio al loro posto. Dopo una settimana, viene rilasciato. Per quella volta ancora, il dialogo ha la meglio sulle armi. La vita di Matthew Lukwiya ne è una testimonianza.

La sua storia è raccontata nel libro di sr. Dorina Tadiello, ora superiora provinciale in Italia delle comboniane, all’epoca medico nello stesso ospedale: Matthew Lukwiya. Un medico martire di Ebola – Emi 2015. Una storia che è piaciuta anche a papa Francesco, che le ha scritto ringraziandola: "Conoscere la sua storia mi ha fatto tanto bene".







Rubrica di Nuovo Progetto