Guinea Bissau nel cuore

di Mauro Palombo - Di Guinee ce n’è una per ciascun impero europeo che nei secoli ha ritagliato un suo dominio nella costa occidentale d’Africa. Ma la piccola Guinea Bissau (36.000 km2 per 1,7 milioni di abitanti), resta una realtà poco nota.

Per i portoghesi di base nelle Isole di Capo Verde, la terraferma ebbe come unico fine la materia prima nell’infame commercio schiavista. Nondimeno, la decolonizzazione, più spedita nei Paesi vicini, fu molto contrastata, una vera e propria guerra di indipendenza dal 1963 al 1974, cessata solo con la Rivoluzione dei Garofani che in Portogallo abbatté la dittatura di Salazar. Il leader indipendentista Amilcar Cabral non ne vide la fine.

Purtroppo, anche dopo la fine del monopartitismo nel 1990, non cessano i colpi di Stato, e una terribile guerra civile nel 1998-99; il potere va a esponenti militari, in una lotta senza fine tra fazioni.

Il Paese è diventato anche base per il traffico di droga in Europa dei cartelli latinoamericani; con importanti complicità nella struttura istituzionale.

Per la vita della gente, l’esito è chiaramente disastroso. L’età media è assai bassa, intorno ai 20 anni, con natalità ancora elevata; ma la speranza di vita non supera i 50 anni, con una mortalità infantile nel primo anno ancora del 9%, tra le più alte al mondo. L’analfabetismo è stimato nel 50% circa, e scarsa la scolarizzazione, specie delle bambine e ragazze. Esiguo il presidio sanitario. Buono il rapporto tra le diverse etnie. E tra le appartenenze religiose; con un 40% di musulmani, e una minoranza cristiana significativa, il 15%; importante in assoluto il riferimento a religiosità tradizionali. La densità di popolazione del Paese è bassa, ma alta l’urbanizzazione: nella capitale Bissau ne vive un quarto.

L’economia resta basata su agricoltura di sussistenza e pesca. Riso, mais, manioca e tapioca i raccolti di un lavoro faticoso e poco produttivo; solo prodotto importante per l’esportazione sono gli anacardi, introdotti dai portoghesi. Più dell’80% delle persone vive con meno di un dollaro al giorno.

In questo scenario, presenze e iniziative di sviluppo hanno significato e valore particolare. Da anni, ci affianchiamo a quelle della Associazione Abala Lite. Un lavoro paziente, fatto di incontro, ascolto, presenza e vicinanza. Assieme alla gente, per sperimentare, introdurre passo passo novità nella vita di piccole comunità: Fanhè, Nhoma, Cumura…

Nuove opportunità di far fronte in autonomia ai bisogni essenziali, ma anche cambiamenti nei ruoli tradizionali che si vivono all’interno di esse, tappe per formare una comunità coesa e solidale, più forte. Costruendo fiducia, e richiedendo responsabilità, su un piano di reciproco impegno. Un lavoro che ha consentito via via realizzazioni sempre più significative. L’inizio per Abala Lite è stato recuperare e rivitalizzare due scuole, poi delle risaie, e ancora realizzare un orto comunitario per far conoscere nuove tecniche e possibilità per famiglie e scolari. Da lì mettere in opera un piccolo presidio sanitario, equipaggiandolo, ma soprattutto reperendo personale e promuovendone la formazione. Per un villaggio del tutto privo di risorse idriche sicure, il pozzo.

Densa la nostra collaborazione, da contributi tecnici a soluzioni tecnologiche; dall’aiuto a reperire risorse, a materiale scolastico, aule informatiche, materiale fotovoltaico. Il programma di orticultura ha dato buoni riscontri. L’Associazione ha scelto di supportarlo stabilmente con un agronomo, e con corsi nella scuola. Attività di formazione agricola, che si svilupperanno ancora, stabilmente e su diversi filoni – risicoltura e apicoltura ad esempio – in maniera pratica, adatta, corroborando il sapere locale.

Prossimi passi anche introdurre piccole meccanizzazioni per alleviare la fatica e soprattutto espandere la superficie coltivata. E avviare una produzione di mattoni in terra cruda stabilizzata, realizzando in loco una pressa appositamente studiata assieme, migliorando la qualità delle costruzioni.

Nel frattempo si sono create ottime opportunità di sinergie, e continuità di azione, assieme alle Missioni dei padri francescani, presenza storica nel Paese, che offrono un grande contributo in campo scolastico e sanitario. In questo campo in particolare si collabora con l’associazione per consentire formazione in Italia a personale sanitario locale; e si forniscono a più riprese materiali per impianti fotovoltaici destinati a ospedali. A mitigare la vulnerabilità di queste comunità.

Molte idee sono nel cuore. Senza dubbio, prenderanno forma, per continuare a promuovere vita nei villaggi. Ancora una volta, “camminando si apre il cammino”. Un cammino di speranza che, senza chi lo percorre, non esisterebbe.

Associazione Sermig Re.Te. per lo Sviluppo

IBAN: IT73 T033 5901 6001 0000 0001 481







Rubrica di Nuovo Progetto

 

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