La terra non spreca una goccia

di Carlo Degiacomi - C’è sempre più attenzione al rapporto tra gli stili di vita, le diete alimentari e la sostenibilità ambientale della Terra, in particolare l’acqua dolce e potabile che sarà sempre più scarsa nei prossimi decenni. Le università, i grandi organismi di ricerca, gli enti mondiali, Onu, OCSE, Fao, Unesco che ragionano sulla crescita mondiale della popolazione al 2030 e al 2050, si chiedono come sfamare tutti e preservare nello stesso tempo il nostro pianeta.

L’acqua ha un peso enorme nell’alimentazione. Lo slogan della Fao è: “Il mondo ha sete perché ha fame”. I modi sono quelli di usare meno acqua per coltivare, per allevare animali, per produrre cibo, ma anche cambiare abitudini alimentari.

Tema complesso e articolato il rapporto tra cibo e acqua.
Ci prova a renderlo accessibile a tutti un educational multimediale e interattivo della Regione Piemonte (www.unabuonaoccasione.it), realizzato da Ecofficina.

L’acqua invisibile che cosa è?
In Italia consumiamo 252 litri di acqua al giorno per uso domestico (bere, lavarci, pulire la casa e gli abiti)… ma circa 5.350 litri in media per mangiare (la quantità d’acqua necessaria a produrre il nostro cibo). Buttare via cibo destinato all’uomo rappresenta anche uno spreco d’acqua. Se gettiamo via una pizza di 300 grammi senza averla consumata, stiamo buttando via anche oltre 510 litri d’acqua virtuale che è servita per la produzione dei suoi ingredienti.

Prendiamo in considerazione buone pratiche alimentari e di non spreco di cibo.
1 L’acqua virtuale (invisibile) contenuta nei cibi più comuni: qualche esempio. Carni: 100 gr arrosto di maiale 600 litri; arrosto di vitello 1.540 litri; petto di pollo 130 litri. Latticini: 125 gr latte fresco 453 litri; yogurt confezionato 113 litri. Uova: un uovo 80 litri. In scatola: 150 gr di fagioli 48 litri, di piselli 60 litri. Frutta: 150 gr di albicocche 116 litri, di mele 40 litri, di pesche 77 litri. Verdure: 200 gr di carote 21 litri, di cipolle 39 litri; di patate 36 litri. (Dati della UBO- App)

2 L’acqua non è tutta uguale! Gli studiosi ormai parlano di tre diversi tipi di acqua invisibile contenuta nel cibo: blu, verde, grigia. L’acqua blu è quella contenuta nei fiumi e nei laghi o racchiusa in falde sotterranee, che arriva nelle nostre case sotto forma di acqua potabile. L’acqua verde è l’acqua delle precipitazioni atmosferiche come l’acqua piovana, quando non raggiunge le falde o i fiumi e i laghi e permane temporaneamente nell’umidità del suolo e nel corpo delle piante. L’acqua grigia è quella necessaria per diluire gli agenti inquinanti dei processi di produzione, come ad esempio pesticidi e diserbanti, fino a riportarli ad un valore massimo ammesso di presenza in natura.

3 I dati sopra indicati dovrebbero essere collegati alla zona di provenienza dell’alimento. Ad esempio una tonnellata di arance prodotte in Italia, Marocco, Spagna richiede rispettivamente 375.000, 437.000, 552.000 litri di acqua. La differenza non è solo quantitativa, è anche qualitativa: gli aranceti in Marocco (Paese già povero d’acqua) hanno bisogno di acqua irrigua (acqua blu) che viene così sottratta ad utilizzi primari. “L’acqua blu è la risorsa idrica più preziosa perché è quella che può essere più facilmente utilizzata per soddisfare i differenti usi dell’uomo”.

4 Questa acqua invisibile, utilizzata per produrre ciò di cui si ciba, varia quindi enormemente a seconda del tipo di alimentazione scelta. Per un pasto da 2.000 calorie la dieta vegetariana richiede 2.700 litri, mentre per quella a base di carne rossa ne servono 4.700. Inoltre la dieta vegetariana produce 2,5 kg di CO2 al giorno e consuma 17,3 m3 di terreno. La dieta carnivora produce 5,8 kg di CO2 al giorno e consuma 30,9 m3 di terreno.

5 L’impronta idrica di acqua virtuale dei prodotti di origine animale è maggiore di quella dei prodotti agricoli perché comprende la grande quantità d’acqua utilizzata per produrre i mangimi di cui gli animali si nutrono. Ad esempio: per produrre un hamburger occorrono 2.400 litri di acqua. Un bovino da cui si ricavano 200 kg di carne, nei tre anni di vita prima della macellazione consuma circa 1.300 kg di granaglie e mangimi e 7.200 kg di paglia (e i rispettivi metri cubi d’acqua che sono serviti per la loro coltivazione); 24 metri cubi d’acqua per abbeverarsi e altri 7 metri cubi d’acqua per altri scopi come la pulizia della stalla, il processo di macellazione, lavorazione, conservazione e trasporto della carne). C’è una differenza ambientale tra l’allevamento di un bovino in stalla o al pascolo. In linea generale le impronte idriche blu e grigia dei mangimi sono rispettivamente di 43 e 61 volte quelle dei foraggi.

6 L’acqua è di tutti, non mangiamone troppa! Quali sono i comportamenti più efficaci che ciascuno di noi può mettere in pratica fin da subito per ridurre la propria impronta idrica dovuta al cibo e ai suoi sprechi? In generale le abitudini alimentari corrette (meno idrovore) e la lotta agli sprechi di cibo sono due importanti fattori di riduzione dei consumi idrici globali.

In Europa, la percentuale di spreco attribuita direttamente alle famiglie (dispensa, frigo, tavola) è del 42% dello spreco complessivo. In Italia circa l’8% della spesa alimentare settimanale finisce nei rifiuti.

Alcuni consigli: ridurre gli sprechi di cibo (il 30% del cibo mondiale viene sprecato!); adottare la dieta mediterranea (più frutta e verdura); mangiare meno carne (rossa in particolare); preferire carni da allevamento non intensivo; acquistare prodotti a km 0; scegliere ortofrutta stagionale; privilegiare i prodotti bio che inquinano meno.

 

 

 


Rubrica di Nuovo Progetto

 

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