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A Kochi si sente il mare

di Alessandro Del Gaudio - Vedi Kochi e poi muori. All’apparenza una città come un’altra, poco più che un paese per i parametri giapponesi. Cerchi su internet e scopri che questa gradevole località nello Shikoku ha più o meno la popolazione di Firenze e Bologna, ma a differenza delle nostre città caotiche regna la pace, c’è quel poco di traffico che non guasta per non avere la sensazione di vivere proprio in un eremo. Per il resto la quotidianità dei suoi abitanti procede placidamente, preservata da fatti di cronaca nera come dal gossip.

Cosa ci fa allora una ragazza di Tokyo a Kochi? Cosa ci va a fare? Una liceale bella e capricciosa, studiosa quanto basta per scalare le classifiche di rendimento scolastico e totalizzare i punteggi migliori. Una ragazza odiata, persino, ma che presto diviene l’oggetto del desiderio di due compagni di scuola, due amici per la pelle divisi da una perniciosa rivalità amorosa. Ma a Kochi si sente il mare, come a Tokyo, o in qualsiasi altra metropoli marittima del Sol Levante, non capita. Ci sono una bella scuola con una torre e un orologio, una galleria commerciale piena di negozi e boutique, un ponte rosso che attraversa il fiume e tanti bei giardini, c’è un porticciolo dove attraccano piroscafi da chissà dove.

Se non fosse stato per Rikako, Yutaka e Taku e la loro storia manco me ne sarei accorto che esiste un posto che si chiama Kochi. Una storia che si intitola Umi ga kikoeru, Si sente il mare, per l’appunto: una storia di incontri e scontri, di partenze e ritorni, di abbracci e pugni, di amici e rivali, di esterni ed interni. Una storia qualunque, e proprio per questo unica, che ci ricorda l’età indimenticabile dell’adolescenza, quando si aveva più coraggio a restare che ad andarsene, perché andarsene suonava di più come un fuggire e lasciarsi tutto alle spalle.

Succede anche questo a Kochi. Come ovunque nel mondo. Di Si sente il mare c’è il romanzo di Saeko Himuro, illustrato da Katsuya Kondo, oppure c’è il lungometraggio realizzato dalle nuove leve dello Studio Ghibli (nuove per quei tempi, il 1993). A voi la scelta.







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