Sermig

L’entusiasmo di chi scopre la vita

La Vita vince e trasforma. Aiuta a trovare una statura e una bellezza interiore inaspettate.

di Cesare Falletti - A me piace guardare, osservare senza aver bisogno di capire o giudicare subito ciò che vedo. All'inizio le cose non mi colpiscono tanto e mi sembra di essere distratto e che intorno a me non succeda niente o solamente cose banali; poi pian piano si mette a fuoco qualcosa che sembra una intuizione e sento il bisogno di parlarne, per comprendere cosa ho visto. È così che in un soggiorno abbastanza lungo oltreoceano ho potuto vedere molti giovani, osservarli, ascoltarli mentre mostravano le foto dei loro viaggi o cantavano e suonavano (parlano con difficoltà dei loro sentimenti più profondi). Abituati a ruminare le parabole del Vangelo si diventa capaci di decriptare i messaggi di chi ci parla o ci sta davanti pur non avendo bisogno di sedersi in cerchio e di dialogare con tranquillità. Mentre ascoltavo quei giovani mi lasciavo riempire di grande speranza, perché veicolano l’entusiasmo di chi scopre la Vita; come se non avessero ricevuto nulla da coloro che li hanno formati, o per lo meno, molto poco di fronte alla grande ricchezza di quello che scoprono.

Non hanno torto: tutta una generazione, o addirittura due, che hanno vissuto un cambiamento epocale, ne sono state talmente sconvolte che hanno passato a chi li ha seguiti solo i risultati del loro vissuto; ma tutta la dinamica della ricerca, della rivoluzione, del cercare ancora, non hanno saputo trasmetterla. Anzi, si sono accontentati di criticare una apparente passività o degrado della ricerca in un puro vuoto, in una fuga dal cammino in salita che rende bella e nobile la vita. Si sa che criticare non serve a niente, se non si fa seguire la critica a una proposta, addirittura a una invenzione di novità. Guardando e ascoltando quei giovani ho capito che è stato necessario un tempo in incubazione di un neonato prematuro, o, per dirlo con il Vangelo, di un tempo in cui il chicco di grano deve stare sotto terra, lasciando che il terreno alla superficie appaia come incolto, vuoto, sterile. Ma è il tempo in cui l’uomo che nasce si depura dagli stereotipi in cui sono finiti gli ideali di chi l’ha preceduto.

Ogni generazione deve riscoprire la vita; è il dramma dei genitori, a cui sembra di aver fallito perché i loro giovani sono altro dal modello che loro cercavano di trasmettere. La qualità del chicco gettato in terra non è sempre buona e certi valori, ottenuti forse anche con fatica e sudore, non sono vitali; per questo si vedono giovani uscire dalla terra senza vita e cercare disperatamente ciò che a loro non è stato dato in eredità. Ma la Vita vince e prima pochi, poi sempre di più ritrovano una statura e una bellezza interiore che non ci si aspettava più. Questo avviene, però, in modo diverso, nuovo, con rottura di schemi e avventure che possono lasciare perplessi, ma che, mi sembra, alla fine sono vincenti.

Nulla, neanche il peccato, è solo una cosa negativa e non bisogna averne paura. La persona umana è attirata dal bene, anche se talvolta confonde il vero bene con succedanei dannosi. Il compito di qualsiasi società è di aiutare il singolo a purificare la sua ricerca di bene, come il compito di ogni singolo è di aprire il proprio anelito ad un bene che coinvolga in modo sempre più largo i suoi simili; il bene del singolo si iscrive nel bene comune.

I giovani che ho visto non sanno forse dire ancora le cose in questi termini, ma si stanno aprendo con entusiasmo alla scoperta del Vangelo, della persona di Gesù e questo li porta a scoprire il servizio degli altri. A volte questo valore è scoperto prima del Vangelo, altre è invece il Vangelo, trovato in modo imprevisto, che apre un nuovo modo di vivere. E si scopre che i veri valori attirano sempre, mentre le cose comodamente convenzionali impallidiscono, appassiscono e scompaiono.







Rubrica di NUOVO PROGETTO