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Un libro può cambiare la vita

di Chiara Genisio - “Le carceri di San Vittore, a Milano, non sono forse le più moderne della zona europea, né le più attrezzate per rendere più confortevole il soggiorno ai loro ospiti, ma, appunto per questo, quando una ne usciva, provava un vero senso di felicità”.
Inizia così Ladro contro assassino, l’avvincente giallo di Giorgio Scerbanenco, il maestro dei thriller, alla cui memoria è dedicato tra l’altro l’omonimo premio, il più importante riconoscimento letterario italiano per la letteratura poliziesca e noir. Un grande scrittore, nato a Kiev nel 1911 da madre italiana e padre ucraino, e giunto piccolissimo in Italia, prima a Roma e poi a Milano.

Costretto ad abbandonare in giovane età gli studi, si mantiene svolgendo svariati lavori fino ad affacciarsi al mondo dell’editoria. Un autodidatta in piena regola che conquista con il suo stile, unico. Dipinge un mondo cattivo e contraddittorio in cui la legalità fatica ad affermarsi ed è difficile distinguere, a volte, tra criminale ed eroe. Grande interprete della Milano anni Sessanta, dove la vecchia malavita cittadina viene rimpiazzata da una criminalità organizzata, più spietata e senza codici d’onore. Muore all’apice della carriera nel 1969, ma la pubblicazione delle sue opere continua anche dopo la sua morte.

Ladro contro assassino, infatti viene ripubblicato postumo nel 1971, nella sua descrizione del carcere di San Vittore possiamo ritrovarci ancora oggi. Con lui sentiamo quasi l’odore della prigione, della paura, della violenza di chi vi è costretto a vivere. Ma anche tutte le contraddizioni che si sviluppano all’interno di un carcere. I rapporti che nascono, a volte, tra detenuti e direttore. Come Scerbanenco tanti altri scrittori ci prendono per mano e con i loro romanzi, noir, gialli, ci conducono nei penitenziari di tutto il mondo. Attraverso le loro trame ci immergiamo nel mondo dei reclusi come diversamente non potrebbe accadere.

La maggior parte degli uomini e delle donne del nostro tempo non hai mai avuto l’occasione di varcare i cancelli di una prigione, ma l’hanno fatto attraverso la lettura di un racconto. O l’hanno visto da un film tratto da un romanzo. Sarebbe bello provare a stilare insieme un elenco dei libri più significativi sul pianeta carcere che ciascuno di voi ha letto. Chi ha voglia di provarci può inviare una email a np2@sermig. org con la propria segnalazione o anche più di una. Vedremo insieme cosa ne emerge...

Quello che è certo è che attraverso un libro possiamo entrare nel carcere, ma attraverso un libro un detenuto può volare fuori dal carcere. Non solo leggendo, anche perché stanno crescendo le iniziative in giro per l’Italia per offrire libri alle biblioteche carcerarie.
Ma soprattutto scrivendo. Una ottima iniziativa, giunta al sesto anno di vita, è il premio Goliarda Sapienza Racconti dal Carcere nato da un’idea della giornalista Antonella Bolelli Ferrera, che ne è la curatrice, promosso da inVerso Onlus, dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, dal Dipartimento per la Giustizia Minorile e da SIAE, Società Italiana degli Autori ed Editori. Si tratta del primo concorso letterario in Europa dedicato ai detenuti (adulti e minori) affiancati da tutor scelti tra scrittori, artisti e giornalisti.
Per questa edizione dedicata al Perdono in occasione del Giubileo dei carcerati hanno partecipato cinquecento reclusi da tutto il Paese. “Anche la catena del male si può spezzare.

Accade quando uno dei suoi anelli, una delle persone che compongono la catena, decide di liberarsene, di perdonare”. Lo scrive uno tra i venticinque finalisti del Premio letterario. Alla giuria sono state inviate tante storie di devianza ed emarginazione, d’infanzia negata, violata. Uomini e donne che raccontano senza retorica né autocommiserazione l’asprezza del carcere, la brutalità di una vita vissuta ai margini, dove l’adesione a falsi codici conduce a una lunga scia di sangue. “Narrazioni che – raccontano i giurati – lasciano senza fiato e dove si avverte che la scrittura è stato un potente antidoto, il modo per elaborare il dolore, la rabbia, il senso di abbandono”.

A fare da sfondo ai racconti, il tema del perdono, che emerge a tratti dalla consapevolezza che sia l’unica – sofferta – via d’uscita, ma anche dalla non facile ammissione di non aver saputo ancora intraprendere quel cammino. La proclamazione dei vincitori è stata organizzata per lunedì 7 novembre nel carcere di Regina Coeli, a Roma. Alla cerimonia, sono presenti tutti i detenuti finalisti affiancati dai rispettivi tutor, la giuria, rappresentanti istituzionali e degli enti promotori.

I racconti finalisti con le introduzioni dei tutor, sono raccolti in un libro dal titolo Così vicino alla felicità. Racconti dal carcere (Rai Eri), curato da Antonella Bolelli Ferrera e con la prefazione di Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede. Un libro può cambiare una vita, anche dietro le sbarre.







Rubrica di NUOVO PROGETTO