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Eritrea, la speranza della solidarietà

di Mauro Palombo - “Una immagine che mi accompagna è quella di una bambina kunama, la più antica delle etnie eritree, nella pediatria della nostra clinica. Giaceva sotto gli occhi della giovane mamma che la fissava in silenzio. Malaria perniciosa. Il padre è al servizio militare. La suora che l’ha in cura assicura però che la situazione è sotto controllo, la gracile bimba si riprenderà presto”.

Quattrocentocinquanta e più bambini frequentano l’unica scuola elementare d’obbligo della zona che insegna nella lingua di qui. Il resto del Paese parla il tigrino, l’idioma nazionale. Per questo siamo impegnati in un programma scolastico integrativo.

Siamo nel bassopiano occidentale eritreo, teatro del disastroso conflitto eritreo-etiopico dal 1998 al 2000 le cui conseguenze sentiamo ancora oggi. Nei primi sei anni che hanno seguito l’indipendenza del 1993 (dopo 30 anni di conflitti) molte cose erano cambiate in positivo. La speranza è rimasta spezzata dalla insensata guerra per i confini con l’Etiopia. Accanto a tante realtà positive che erano motivo di speranza, si iniziarono a subire vari sintomi di malgoverno. La corruzione ha raggiunto livelli allarmanti, accettati come una cosa normale. Progetti, leggi e riforme si rivelano spesso inefficaci, peggiorando la situazione. Il servizio militare ad oltranza ha fatto il resto: esodo e fuga dei giovani! L’Eritrea si impoverisce, l’europa ne subisce conseguenze.

Quello tracciato da padre Camillo è un quadro lucido, e addolorato. Da questo piccolo angolo d’Africa sono circa 5mila ogni mese coloro che fuggono, a rischio della vita, profughi sempre più di giovane età. La Chiesa locale coraggiosamente denuncia da anni la perdita di intere generazioni che non possono più né studiare né sostenere le loro famiglie. In 10 anni si stima che 400mila giovani abbiano lasciato il Paese. In uno scenario aggravato da siccità e carenze alimentari, le risposte della politica internazionale sono ambigue. L’obiettivo è solo di far chiudere i confini eritrei, a costo di aiutare un regime riconosciuto violatore di diritti umani, destabilizzatore dell’area, con esponenti coinvolti in ogni sorta di traffico, anche di esseri umani. E nel fornire manodopera a basso costo a investitori internazionali pronti a sfruttarla.

Con padre Camillo desideriamo ancora collaborare in modo concreto e rapido. Di recente è partito un carico di aiuti per potenziare col fotovoltaico l’energia necessaria all’ospedale da loro gestito – soprattutto per sterilizzazione, conservazione dei farmaci, analisi, elettromedicali – e per un nuovo reparto maternità. E inoltre materiali per una ampia aula di taglio e cucito, una ampia aula informatica, molto materiale scolastico, materiale orticolo, e altre attrezzature. Stiamo ora lavorando al prossimo, che avrà contenuti simili, per analoghe necessità, a uno dei centri ospedalieri. E speriamo di poter presto sperimentare la coltivazione idroponica, che in uno scenario di semiarido potrebbe essere un interessante contributo per maggiore disponibilità di alimenti.

Associazione Sermig Re.Te. per lo Sviluppo
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Rubrica di Nuovo Progetto