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#NiUnaMenos

di Aldo Maria Valli - Si chiamava Lucía Pérez e aveva sedici anni. È stata violentata, torturata e uccisa a Mar del Plata, la più nota località turistica dell’Argentina. Un caso balzato alla ribalta delle cronache, ma dietro al quale si nasconde una realtà ben più ampia. Una lista fatta di violenze quotidiane e di sostanziale indifferenza da parte della società e delle istituzioni.
Proprio per scuotere le coscienze, il movimento #NiUnaMenos (Non una di meno) ha organizzato uno sciopero che ha coinvolto migliaia di donne argentine, molte delle quali sono scese in piazza anche per dire no all’impunità con la quale agiscono sequestratori, sfruttatori, proprietari di locali e trafficanti di droga, nonché agenti di polizia, giudici e funzionari corrotti.

Un altro caso emblematico è quello di Marita Verón, giovane mamma di Tucumán di cui si sono perse le tracce, quasi sicuramente fatta sparire dal racket che controlla il traffico di donne sfruttate nei locali notturni e nei bordelli.
I partecipanti alla manifestazione hanno sfilato in abiti neri, in segno di lutto. “È un grido lacerante e anche un atto di lotta”, spiega la sociologa dell’Università di Buenos Aires María Pía López, membro del Collettivo #NiUnaMenos.
Dopo quella argentina, altre iniziative del genere sono state programmate in Messico, Uruguay e Cile. L’aumento delle violenze contro le donne coinvolge infatti molti paesi dell’America Latina. Quello del Messico è forse il caso più preoccupante: si calcola che oltre il sessanta per cento delle donne oltre i quindici anni abbia subito qualche forma di abuso o violenza e ogni giorno si registrano in media sei casi di donne assassinate.

Molti i casi raccapriccianti di cui si ha notizia. In Cile è a giudizio il patrigno di una bambina di nove anni, strangolata e fatta a pezzi. A Rio de Janeiro un gruppo di trenta uomini ha stuprato una ragazza tossicodipendente, filmando tutto e facendo girare le immagini sui social network. In Brasile avviene uno stupro ogni undici minuti e il settanta per cento delle vittime è costituito da adolescenti o bambini. A Quito, capitale dell’Ecuador, dopo il caso di due giovani turiste argentine aggredite e uccise, il comune ha varato un programma, denominato Cuentame (Dimmelo), con la partecipazione di attivisti che sugli autobus spiegano come difendersi in caso di molestie sessuali. In prossimità di alcune fermate si può avere assistenza psicologica e giuridica.

“La violenza contro le donne è ormai a livelli insopportabili”, dice Emma Puig, consulente della ong Plan International, presente in diciassette paesi. “Per troppi uomini il corpo delle donne, anche delle bambine, è uno spazio che chiunque può violare”.
Nel dossier Raccontando l’invisibile, la ong sostiene la necessità di politiche adeguate e segnala che pochi Stati tengono le statistiche riguardanti le bambine che lasciano la scuola per un matrimonio, una gestazione precoce o per violenza sessuale.
Il machismo imperante costituisce un grosso ostacolo culturale. Per questo chi combatte la violenza chiede che anche la scuola scenda in campo con appropriati programmi di educazione..







Rubrica di NUOVO PROGETTO