2020, il passato di chi ha differenziato

di Carlo Degiacomi - DIFFERENZIATA PERDUTA. Secondo il rapporto 2015 dell’Ispra, in Italia la raccolta differenziata – obbligatoria per legge dal 2008 – ammonta al 45,2%; c’è stata una certa riduzione dal 2010 della produzione complessiva di rifiuti che nel 2014 sono a livello del 2002. Dopo aver scritto questa sintesi mi sono accorto, parlando con molti, che dire solo questo è troppo poco, è incompleto fino ad essere sbagliato. Solo il Veneto e il Trentino Alto Adige sono oggi in regola al 65%. In molte zone del Paese una parte (troppo grande) della raccolta differenziata non viene trattata per mancanza di impianti; al Nord si raccolgono 281 kg all’anno per abitante, al Sud 139 kg; le percentuali di raccolta differenziata sono ridicole in Calabria (18,6%) e in Sicilia (12,5%); oltre il 38% dei rifiuti finisce ancora in discariche mentre l’obiettivo fissato in Europa prevede discariche zero nel 2020 (la Germania è già al 3%, la Svezia all’1%). Al Sud vi sono però situazioni come quella di Salerno e di tanti Comuni piccoli e medi che raggiungono il 60/70% di raccolta differenziata!

RIFIUTI: E VAI ALL’ESTERO! Oggi l’Italia non sta andando bene in nessun tipo di indicatore. È necessario approfondire, capire, essere informati, scegliere tra varie possibilità molto più di quanto non si faccia, considerare ricerche specifiche che esistono ma non vengono valorizzate. Dagli esempi e dai dati più analitici sotto riportati emerge che in troppe realtà italiane i politici locali (non pressati dal livello nazionale) non sono in grado di prendere decisioni coinvolgendo la popolazione proprio su temi come la gestione dei rifiuti. Non si cercano localizzazioni per stabilimenti di trattamento, per termovalorizzatori che brucino il residuo delle raccolte differenziate, né si tenta di aprire – quando e se è il caso – discariche controllate per un periodo limitato…
Si preferisce sempre di più spostare altrove, all’estero, il problema, anche se non è consentito (ma chi li controlla davvero?). In queste situazioni i rifiuti viaggiano su treni, tir, navi con ulteriore peso per l’ambiente, verso altre regioni. Delle oltre 320mila tonnellate di rifiuti urbani mandati all’estero, il 56,6% (182mila t) viene avviato a recupero di energia, il 41,6% è recuperato sotto forma di materia (134mila t) e l’1,9% (6mila t) è sottoposto ad operazioni di smaltimento. Solo il 16/17% dei rifiuti esportati sono differenziati; i restanti, con o senza trattamenti meccanici, sono destinati ad essere smaltiti in impianti di altri Paesi (oltre 1/3 in Austria e nei Paesi Bassi). A questo dato si aggiungono tonnellate di rifiuti speciali non nocivi che per il 74% vengono instradati anch’essi verso i termovalorizzatori.

RISPARMI MANCATI. Studi e dati attestano che in Italia si potrebbero risparmiare almeno 150 milioni di euro l’anno, senza calcolare le multe che la Comunità Europea ci fa pagare per questa pratica fuori legge, circa 200 milioni. Tre esempi di città o zone italiane da decenni in crisi per i rifiuti.
Napoli. 30mila tonnellate di rifiuti sono spediti in Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Puglia, Olanda. Il Governo tollera queste pratiche perché la regione Campania si impegna nello stesso periodo ad aumentare la raccolta differenziata e a costruire due termovalorizzatori.
Roma. La capitale del nostro Paese gestisce solo il 36% della propria immondizia. Il 64% quindi viaggia è spedita su ferrovia in Portogallo, Romania, Bulgaria, oltre che Lombardia, Emilia, Puglia… L’Unione Europea periodicamente comunica alla capitale dell’Italia che non si può fare. A quanto ammontano i costi annui?
Liguria. A Genova la discarica di Scarpino è esaurita. I rifiuti sono smaltiti in Emilia, Toscana, Piemonte con un costo di 80mila euro al giorno per i cittadini. La Liguria è tra le regioni che producono più immondizia: 568 kg per abitante l’anno. E si potrebbe continuare a lungo: dalla Sicilia è prevista la spedizione di 180mila tonnellate di rifiuti urbani, per un costo di almeno 14 milioni di euro, verso Bulgaria, Portogallo, Romania.

PARADOSSI. Da questi esempi emerge che vi sono paradossi da chiarire. Il servizio per i rifiuti spediti in Olanda dalla Campania costa, compreso il trasporto via nave, 110 euro a tonnellata, 30 in meno del prezzo pagato per trasferire la stessa quantità di immondizia in Puglia, a meno di 200 km di distanza con i tir. Oltre confine i costi in discarica non sono alti come da noi: da 60 a 130 euro a tonnellata in Austria, 65 in Belgio, da 60 a 90 in Finlandia, 60 in Irlanda, da 20 a 30 in Olanda, 17 nella Repubblica Ceca e addirittura tre euro e mezzo in Portogallo.

In Italia è urgente: ridurre al minimo i danni ambientali legati al mancato smaltimento di milioni di tonnellate di ecoballe (immondizia accatastata in attesa trattamento) sparse in giro per la Campania; pagare le multe per la discarica romana di Malagrotta (un luogo di immondizia grande come 300 campi di calcio); bonificare e possibilmente chiudere oltre 100 discariche che rappresentano un pericolo per la salute pubblica a partire dalla Terra dei Fuochi; occuparsi del traffico clandestino di rifiuti tossici e pericolosi, inviati illegalmente in Oriente o in Africa, come risulta dal rapporto annuo della Direzione investigativa antimafia.

Ma il tema dei rifiuti non urbani è un altro discorso, purtroppo anche questo non bello! In Marocco a luglio sono stati bloccati in attesa di analisi 2.500 t di rifiuti caricati su una nave e il governo ha deciso di non accettare più rifiuti provenienti dall’Italia.

Per i rifiuti urbani ci dovrebbero essere piani nazionali e regionali coerenti con la legislazione, con obiettivi certi: per ora non si vedono o sono spesso fasulli.


 



Rubrica di Nuovo Progetto

 

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