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Hacker all’attacco

di Stefano Ravizza - Qualche settimana fa, alcuni tra i maggiori siti sono rimasti irraggiungibili per alcune ora negli Stati Uniti a causa di un attacco DDoS. DoS sta per denial of service (letteralmente negazione del servizio).

Un server può essere paragonato ad un centralino che può accettare tante chiamate quanti sono gli operatori. Quando tutti stanno parlando se chiamate troverete occupato. Ogni server può rispondere ad un certo numero limitato di richieste, oltre quelle si rifiuta di rispondere, nega il servizio (DoS).

Se vogliamo quindi che un server smetta di rispondere correttamente possiamo fargli moltissime richieste contemporanee. Quando sarà sovraccarico non riuscirà più a rispondere. Ma se le richieste le faccio tutte solo dal mio pc il server se ne accorge e smette di rispondere solo alle mie chiamate, continuando a funzionare correttamente. Per aggirare il problema agli hacker viene in aiuto la D iniziale di DDoS che sta per Distribuited.

Utilizzano infatti diverse macchine infettate sulla rete che fanno contemporaneamente migliaia di richieste. A questo punto il server non sa più distinguere richieste buone da cattive ed esaurisce presto le sue risorse. In quest’ultimo attacco c’è stata però una novità preoccupante. Sono stati utilizzati oltre ai pc infetti anche dispositivi come telecamere, tv, router, elettrodomestici che sono sempre più connessi ad internet e di cui nessuno si preoccupa della sicurezza.

In futuro se vorremo continuare ad usare siti come Twitter o Spotify dovremo ricordarci di cambiare ogni tanto le password di accesso al frigorifero.


 




Rubrica di Nuovo Progetto