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Il novembre di Amy Adams

di Davide Bracco - Ormai si sa, il cinema è come la polenta, i piumini, la cioccolata calda: funziona soprattutto d’inverno e infatti a novembre gli schermi ospitano due film molto interessanti che curiosamente sono interpretati dalla stessa attrice protagonista, Amy Adams italiana di nascita (a Vicenza dove i suoi genitori statunitensi erano di stanza alla base aerea di Aviano) più volte nominata all’Oscar (forse la ricorderete in American Hustle).

Animali notturni di Tom Ford con Amy Adams e Jake Gyllenhall. Susan Morrow, proprietaria di una prestigiosa galleria d’arte, riceve un manoscritto dal primo marito da cui la separa un rimosso che emerge prepotente dalle pagine del suo romanzo. La lettura di un tragico episodio descritto in frasi dolorose che fanno emergere in lei il dolore inflitto al coniuge che trova dopo vent’anni una sua vendetta.
Il regista di questo film è un curioso esempio di creativo in quanto Tom Ford svolge come principale attività quella di stilista e solo saltuariamente quella di cineasta (il suo primo film, A single man con Colin Firth aveva piacevolmente sorpreso la critica).
Ford non è capace solo di immaginare e lavorare su forme concrete ma sa ben replicare i dettagli e le geometrie sartoriali anche per la costruzione di immagini cinematografiche.
Ford prende qui in prestito il clichè del genere thriller per usarlo come grimaldello per imbastire (un termine da sarto appunto) un racconto psicologico sulla figura di una donna (Amy Adams) tormentata dal passato che ritorna e delusa da un presente che non la soddisfa.
Presentato all’ultima Mostra di Venezia il film ha riscosso buone critiche così come un altro lavoro sempre interpretato dalla Adams e che nuovamente riprende l’uso di un genere, la fantascienza, per usarlo in chiave psicologica-esistenziale.

The arrival di Denis Villeneuve. Senza nessun cenno premonitore nel mondo galleggiano 12 navi aliene in attesa di contatto. L’esercito degli Stati Uniti recluta Louise Banks (Amy Adams), linguista di fama mondiale: la missione è quella di penetrare il monumentale monolite e interrogare gli extraterrestri sulle loro intenzioni. Ma l’incarico si rivela molto presto complesso e Louise dovrà trovare un alfabeto comune per costruire un dialogo con l’altro. Denis Villeneuve (autore di un altro bel film Sicario) riesce nell’ardua impresa di innovare il genere (nessun alieno spaventoso, nessun combattimento) e scrivere una storia nuova (seppur si senta il richiamo di Spielberg e Incontri ravvicinati) per creare un dramma fantascientifico che esplora l’animo umano dei protagonisti.

E se vi avanzasse del tempo non perdetevi anche Il cliente dell’iraniano Asghar Farhadi, una vicenda familiare che riprende il tema di un suo film precedente Una separazione, vero capolavoro e premio Oscar nel 2012 per miglior film straniero.



 


Rubrica di Nuovo Progetto