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Asaf Hanuka

di Alessandro Del Gaudio - Mettiamola così: ci sono giornate e giornate. Ti alzi al mattino e cerchi di fare girare le cose nel verso giusto, ti senti fortunato perché almeno un lavoro ce l’hai, riesci a pagarti l’affitto, hai degli interessi che curi con passione, bene o male non ti manca un amico per un’uscita e se t’impegni trovi anche libri belli da leggere e qualche film decente nelle sale. Poi apri il giornale e scopri che dopo vent’anni il Diwan Café chiude i battenti, accendi la tv e la tristezza dei salotti dei politicanti da strapazzo irrompe con violenza, scendi per strada e metti il piede non dico dove sporcandoti le scarpe nuove di zecca… E un po’ ti arrabbi.

Ma ti capita tra le mani un fumetto di Asaf Hanuka e capisci che la vita potrebbe riservare di molto peggio. Perché Torino e Tel Aviv sono due metropoli con un buon tenore di vita, ma se nella capitale sabauda al massimo ti succede di imbatterti in qualche auto in fiamme o in banali atti vandalici, nella città israeliana le auto esplodono e fanno morti, e non lontano ogni tre per due c’è una guerra. Crescendo e vivendo in uno scenario simile non è difficile per un artista come Hanuka raccontare il mondo crudo che lo circonda cercando, però, di inzuccherarlo con la fantasia, l’evasione, il sogno.

In tutte le sue opere, da Valzer con Bashir a KO a Tel Aviv la violenza della realtà viene mitigata dalla visione di altri mondi possibili o, se serve, di dimensioni immaginarie, popolate da paradossi viventi, da personaggi famosi o da icone della cultura pop. E in quelle dimensioni un cittadino qualunque può essere Superman, può decorare il grigiore con mille colori sgargianti, può trasformare le bombe in petardi e fuochi di Bengala, come succede in Le cose della vita, dove un padre ha il dovere categorico di proteggere il figlio da un mondo crudele e lo aiuta a esorcizzare il male travestendolo in qualcosa che non può far paura.

Forse il punto di forza dell’opera grafica di Hanuka è proprio in questo sconfinamento nell’irreale che ricorda Tim Burton e Haruki Murakami. E al poco più che quarantenne artista israeliano, Roberto Saviano ha consegnato la sua testimonianza di latitanza e vita sotto scorta, quella che lo scrittore napoletano conduce da dieci anni per il rischio di attentati alla sua incolumità. L’opera, che è in fase di realizzazione, sarà pubblicata nel 2017 da Bao Publishing. Attendiamo con fiducia, allora, e velata impazienza.







Rubrica di NUOVO PROGETTO