L’umiltà che costruisce

Volto di ragazzadi Rosanna Tabasso - Ho ascoltato i dubbi sulla fede di un gruppo di giovani. Le loro fatiche rispecchiano la mentalità diffusa del nostro tempo e le incertezze di molti cristiani di oggi: una storia letta al negativo, il male del mondo attribuito a Dio e il dubbio che lui sia davvero buono, Dio sì ma la Chiesa no, come conciliare fede e ragione, come fidarsi di Dio…
Una ragazza ha fatto la sintesi del suo percorso, in bilico tra credere e non credere: “Non ho tutte le sicurezze. È facile non credere per via delle tante prove che ci portano ma è anche facile credere perché basterebbe un atto di fiducia. Da un lato non pormi il problema è più facile, faccio meno fatica; dall’altra vedo chi è convinto e mi chiedo come ha fatto…”.

La fede è un dono per ogni persona sulla faccia della terra ma si trasmette anche da una generazione all’altra, si comunica da uno all’altro attraverso la testimonianza diretta. Nessuno può credere al posto mio ma io posso specchiarmi in un altro e vedere come la sua fede sia diventata vita piena e desiderare di essere anch’io così: mi piace come vivi, voglio vivere come te, voglio credere come te. Il cammino di fede è personale, nessuno può farlo al posto nostro; dubbi e domande si devono comunque affrontare, ma dentro una comunità dove la fede è un fatto che altri già vivono. Nello stesso gruppo di ragazzi alcuni sono cresciuti in comunità di questo tipo e la loro visione della fede è più solida: “Tutti criticano la Chiesa per gli scandali… I miei amici la considerano roba da vecchi… Molte cose della Chiesa non le condivido ma io credo lo stesso in Dio”. Uno di loro ha detto: “Frequentando questa comunità riesco ad accettare la religione. Mi piace come la vivete qui ma fuori vedo una Chiesa vecchia, niente sentimento, solo regole. Come faccio a farne parte?”.

La fede te la comunica una comunità in cui vivi, con cui cresci, di cui ti senti parte. La comunità ti accompagna nel tuo cammino di fede finché il rapporto con Dio non si radica in te, diventa tuo e nessuno te lo può più togliere. “Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!” dice Gesù (cfr Lc 12,49), ma noi l’abbiamo tenuto acceso questo fuoco in modo che tanti possano trovarne il calore, la luce? Senza questi punti di calore e di luce i giovani e tanta gente non possono trovare la strada verso Dio e i loro cammini di fede restano un girare su sé stessi. L’atto di fede avviene nell’umiltà di chi accetta di affidarsi a Dio, ma ci vuole anche l’umiltà di chi già crede, l’umiltà di accompagnare l’ultimo arrivato, di piegarsi verso chi fa più fatica, verso chi è più lontano; l’umiltà di chi accetta di camminare con Dio dentro una comunità. C’è bisogno di tornare al Vangelo e di renderlo visibile perché chi cerca trovi Dio: “Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi” (cfr 1Gv 4,12).

Non c’è Vangelo senza il volersi bene, non c’è Vangelo senza comunità: “Chi non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede” (cfr 1Gv 4,20). Guardate come si vogliono bene non è una poesia, è davvero la strada del passaggio della fede! Chi non vede amore fraterno, pazienza di camminare insieme, scelta di fare comunità pur nella diversità, fa fatica a credere. D’altra parte comunità non ci si improvvisa. Ci vuole l’umiltà di ripartire insieme ad altri, tornare all’abc del camminare insieme. Umiltà di cercare, umiltà di aspettare chi è più indietro, umiltà di fare comunità, umiltà per camminare insieme. Umiltà che costruisce.







Rubrica di NUOVO PROGETTO



 

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