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Humanity

di Gianfranco Cattai* - A pochi giorni dall’inizio del nuovo Millennio, non più di 16 anni fa, molti credettero effettivamente che per il Mondo sarebbe arrivato un lungo periodo di Pace per tutti gli uomini. Dietro ci lasciavamo un secolo che seppur, come lo definì lo scrittore britannico Eric Hobsbawn, era stato breve, aveva lasciato una lunga scia di sangue innocente di milioni di civili oltre ad aver distrutto e raso al suolo città e paesi di molte parti del mondo. Avevamo, ancora, la forza propulsiva dell’ottimismo nato dal dopoguerra, un sentimento che si infranse contro i vetri delle Torri Gemelle di New York in una assolata giornata di metà settembre.

Oggi negli occhi dei bambini imbiancati dalla polvere delle macerie provocate dalle bombe che ogni minuto, ora, giorno vengono lanciate sopra le città della Siria o sparate in Kurdistan, negli sguardi increduli di chi ha scampato la morte sopra le carrette che solcano il Mediterraneo, nelle lacrime delle donne e degli uomini che hanno vissuto il terrore dell’occupazione dell’ISIS va cercata la nostra anima, capace di compiere, come ci chiederà papa Francesco il primo giorno del nuovo anno, una scelta verso l’umanità: la non violenza come stile di una politica per la pace.

Una chiamata forte per tutti noi che apparteniamo al mondo del volontariato internazionale. Movimento che mosse i primi passi sicuri all’indomani del Concilio Vaticano II, e che volse il proprio sguardo verso quel mondo spesso all’epoca dimenticato, dopo l’epopea del colonialismo e delle eroiche rivolte per l’indipendenza, dell’altro emisfero: il Sud del mondo. Manifesto, se così può essere inteso, a cui si ispirarono e ancora oggi trovano le proprie ragioni, i tanti giovani di età e di spirito e che li spinse a scegliere di scendere in campo recandosi nelle aree più remote del nostro pianeta, fu l’Enciclica di papa Paolo VI Populorum Progressio del 1967.

Un testo che offriva un’indicazione per delle prospettive di stabilità e di pace e, allo stesso tempo, segnava la speranza che si potessero risolvere i problemi della povertà e della fame nel mondo a partire da un Sud del mondo ove, dopo il processo di decolonizzazione concluso, v’era un senso di delusione verso il miglioramento delle condizioni di vita mancato e la costatazione che il divario tra popolazioni ricche e povere era aumentato e si allargava sempre di più.

Vi era in quei giovani la consapevolezza che per tutelare i deboli e i bisognosi non bastavano azioni di carità e benevolenza, ma occorrevano interventi in grado di poter affermare i diritti dei più vulnerabili e dei progetti articolati capaci di innescare lo sviluppo e la crescita dei Paesi ad iniziare dalle persone e le comunità. D’altro canto, le radici di questo movimento trovavano origine nel pensiero della non violenza, nell’idea che il mondo necessitava non solo di limitare le armi proprie ed improprie, ma doveva essere capace di rifiutare l’odio, le derive xenofobe, il razzismo come sistema di classificazione umana poiché solo in tale maniera si poteva ottenere una pace duratura.

Da allora migliaia di volontari sono partiti verso le periferie del mondo, con la certezza che si era i fanti di un esercito armato di professionalità e di cuore capace di costruire ponti tra i popoli grazie all’attuazione di azioni concrete volte allo sviluppo umano e di realizzare un ideale essere parte della costruzione di un mondo più giusto, più equo, più sostenibile per tutti. La guerra, che coinvolge in questi ultimi anni milioni di esseri umani, è la causa principale della fame acuta e persistente. I Paesi con i più bassi livelli di sicurezza alimentare sono spesso coinvolti in conflitti armati o ne sono recentemente usciti, e rappresentano una delle principali cause che spingono le popolazioni alla fuga. Più in generale, le cause dei conflitti odierni vanno ricercati nell’egemonia del denaro e della finanza sulla politica mondiale; nelle tensioni sociali che hanno assunto una dimensione planetaria; nel sistema economico che ha realizzato la crescita economica, ma non ha assicurato la ripartizione equa dei benefici; nel debito dei Paesi più poveri nei confronti di quelli ricchi. Stando agli ultimi dati dell’UNHCR si è determinata una nuova nazione composta da 60 milioni di rifugiati e sfollati in cerca di una casa, un lavoro, un futuro certo, mentre sono in balia delle scelte politiche dei Paesi che li dovrebbero accogliere. A questa situazione, nonostante gli sforzi di tanti nel portare accoglienza, sostegno e solidarietà, non si trovano soluzioni che incidano sulle cause del fenomeno che, soprattutto, possano salvaguardare la dignità e l’umanità di chi ne è coinvolto.

È a questi uomini e donne che rivolge lo sguardo la campagna Humanity – Essere umani con gli esseri umani di FOCSIV – Volontari nel mondo, per sostenere le popolazioni del Medio Oriente che oggi sono protagonisti, loro malgrado, di una guerra senza esclusione di colpi oppure vivono sotto la pressione del continuo flusso di persone in cerca di un luogo dove poter vivere in modo dignitoso in attesa della Pace e di tornare a casa.

Humanity sta a segnalarci che stiamo perdendo il senso dell’umanità, la nostra capacità di sentirci fratelli. Un sentimento che ha una connotazione non solo religiosa, ma è la naturale presa di coscienza che nessun uomo è sconnesso ed avulso dagli altri. Tutti sono chiamati a soffermarsi sulle condizioni ed il destino di chi invece ha perso tutto, a comprendere che bisogna riscoprire l’accoglienza come valore che nessun muro può fermare, ad interrogarci su cosa proveremmo se ci trovassimo con i nostri figli nelle medesime condizioni. Questa disumanizzazione è frutto della violenza, come ci indica papa Francesco e come ci dimostrerà nella Giornata Mondiale della Pace il prossimo gennaio, che va combattuta con una politica volta alla non violenza altrimenti avremo gravissime e negative conseguenze generate in quella che ha definito la “Terza guerra mondiale a pezzi”.

La questione dello sviluppo dei popoli, prioritaria ed urgente più che mai, deve trovare fondamento in un metodo politico fondato sul primato del diritto e l’uguale dignità di ogni essere umano senza discriminazioni e distinzioni. Questa è la strada realistica da intraprendere per superare e sradicare i conflitti armati. Un cammino di speranza in grado di risolvere le controversie con il negoziato, di superare il concetto della superiorità di una cultura su un’altra con il rispetto dell’identità e delle tradizioni dei popoli, di riconoscere la diplomazia come unico strumento per far cessare il fragore delle armi.

Papa Francesco troverà ancora al suo fianco l’esercito pacifico e non-violento del volontariato internazionale, da sempre antidoto a individualismo, competizione, egoismo, isolamento e generatore dell’insieme di relazioni, valori, comportamenti, conoscenze e attività che possono portare ad un futuro sostenibile e possibile per tutti.

*Presidente FOCSIV

FOTO: MAX FERRERO - R.BUSETTINI / SYNC