Sermig

Cara futura mamma...

di Stefano Caredda - A volte quello che conta è l’apertura di cuore, il lasciarsi andare, l’abbracciare qualcosa che racconta una realtà che non conoscevi. A volte, oltre la ripetizione meccanica di un’idea espressa per partito preso, perché la pensi così e niente e nessuno potrà farti cambiare idea, oltre tutto questo a volte ha senso solamente farsi emozionare, e realizzare che non capiamo tutto della vita, che essa ci supera, che non la possediamo, che è capace di stupirci e di sorprenderci.

Probabilmente non ci si poteva aspettare che questo senso di stupore albergasse nei giudici del Consiglio di Stato che in Francia, alcune settimane fa, hanno confermato il divieto di trasmissione in tv di uno spot di due minuti e mezzo che vede per protagonisti dei ragazzi con sindrome di Down. Non era ragionevole attendersi niente di diverso, ma ciò non attenua minimamente il senso di tristezza e desolazione che quella decisione si porta dietro. Il video in questione, molti lo avranno visto dal momento che in due anni ha totalizzato oltre 7 milioni di visualizzazioni sul web, racconta ciò che le persone con sindrome di Down oggi possono fare ed essere. Lo raccontano – e qui sta, agli occhi dei censori, il punto dolente – non ad un amico, ad un giornalista o ad un politico, ma ad una mamma in attesa. “Aspetto un bambino. Ho scoperto che ha la sindrome di Down. Ho paura. Come sarà la vita di mio figlio?”, è la sua domanda.

La risposta (andate su YouTube, Dear Future Mom, fidatevi, ne vale la pena) le arriva dai volti sorridenti e felici di 12 ragazzi e ragazze di tutta Europa: “Cara futura mamma, non avere paura, tuo figlio potrà fare un sacco di cose. Potrà abbracciarti, potrà correrti incontro, potrà parlare e dirti che ti vuole bene. Potrà andare a scuola come tutti, potrà imparare a scrivere, e potrà scriverti se un giorno sarà lontano. Perché si, potrà anche viaggiare. Potrà aiutare suo padre ad aggiustare la bici. Potrà lavorare e guadagnare i suoi soldi, e con quei soldi potrà invitarti a cena fuori. O affittare un appartamento e andare a vivere da solo. A volte sarà difficile, molto difficile, quasi impossibile. Ma non è così per tutte le mamme? Cara futura mamma, tuo figlio potrà essere felice, come lo sono io. E sarai felice anche tu. Vero mamma?”. Una carrellata che si conclude con il messaggio: “Le persone con sindrome di Down possono vivere una vita felice. Anche grazie a tutti noi”.

Questo video sulle tv francesi è stato censurato perché, in soldoni, può disturbare le coscienze delle donne che hanno fatto ricorso all'aborto. Quelle cioè che aspettavano un bambino Down e hanno interrotto la gravidanza (questo l’esito in più del 90% dei casi). È una preoccupazione, quella dei giudici, che a prima vista può apparire sensata, ma che in realtà si fonda sulle sabbie mobili. A zittire 12 ragazzi che non fanno altro che raccontare al mondo di esserci, che confidano – pur nelle difficoltà – di essere felici, che affermano col sorriso la preziosità della loro vita, a zittire tutto questo non è neppure il cosiddetto diritto all'aborto in sé, ma un più semplice interesse a non essere genericamente disturbati. Disturbati dal loro parlare, dalla loro esistenza, dal loro vivere.

Preoccupati, in nome del politicamente corretto, di difendere il diritto all'aborto, i giudici negano la libertà di espressione delle persone Down, e neppure si accorgono, così facendo, di contribuire ad impedire a tutti – anche alle madri oggi in attesa – di conoscere meglio la realtà delle persone Down. Che non è solo dolore e fatica, ma anche gioia e sorrisi. Schiavi del diritto di scelta, impediscono che tale scelta sia più consapevole. Pensano di proteggere le donne nascondendo delle vite che esistono. Povera nostra civiltà, incapace di guardare in faccia la vita e di proteggere insieme le madri e i figli.







Rubrica di NUOVO PROGETTO