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Orologio

di Fabio Arduino - C’è stato un tempo in cui gli orologi facevano parte del gruppo ristretto delle invenzioni più sorprendenti. I grandi orologi meccanici si potevano ammirare nelle città, trovavano posto sulle facciate delle più importanti chiese o palazzi; erano spettacoli sia artistici sia tecnologici di fronte ai quali si poteva confessare apertamente che l’uomo avesse raggiunto livelli davvero alti di genialità. Dio stesso doveva essere paragonato a un supremo creatore di orologi, perché aveva dato origine a un universo che funzionava in modo precisissimo. Trovò diffusione la convinzione che tutto, ma proprio tutto, funziona in modo determinato, secondo leggi necessarie valide dovunque per ogni cosa, uomo compreso, il quale così si trova legato al suo destino stretto dal più implacabile dei carcerieri: la sua natura e il suo passato. L’orologio della cattedrale di Strasburgo nasconde una storia altrettanto affascinante del suo ingegnoso meccanismo.

A fine Settecento era già fermo da tempo, soprattutto perché non c’era più nessuno che sapesse come poter intervenire sui complessi ingranaggi. Finché un ragazzo di circa quindici anni si mise la ferma convinzione di farlo ripartire. Per tutta la vita Jean-Baptiste Schwilgué perseguì il suo proposito. Studiò da autodidatta matematica e astronomia, inventò macchine capaci di eseguire calcoli che sono considerate le progenitrici dei computer, e quando ebbe sessantasette anni inaugurò il nuovo orologio della cattedrale. Nel frattempo aveva riprogettato per intero il meccanismo e si era preoccupato di formare quelli che sarebbero stati i suoi collaboratori, una trentina, due dei quali aprirono una ditta di orologi famosa (fratelli Ungerer). Nessuno avrebbe dato credito a quel ragazzo che voleva riparare una meraviglia tecnologica irrimediabilmente rotta, ma a differenza degli orologi, pur grandiosi che siano, abbiamo la possibilità di uscire dai meccanismi previsti e creare storie nuove.







Rubrica di NUOVO PROGETTO