Valentina e Alina, oltre i muri

di Matteo Spicuglia - Un’anziana e la sua badante: quando il bisogno lascia spazio all'affetto.

L’incontro di Valentina e Alina è uno di quegli appuntamenti che la vita o il destino a volte prepara. Due mondi apparentemente lontani. Alina è una ragazza rumena di poco più di 30 anni.
Valentina invece, è una signora torinese di 77. Mai sposata, senza figli, ha lavorato per una vita come sarta e modellista nel campo della moda. Gli anni passano, si fanno sentire come la solitudine. Ma a cambiare tutto è un imprevisto: un’operazione improvvisa che mina per sempre l’autonomia di Valentina. Mesi di ospedale, la fatica del recupero, finalmente il ritorno a casa. “Non potevo più stare da sola, – racconta Valentina – per me è stato naturale pensare subito ad Alina”.
Alina ormai era diventata una di casa.

Qualche lavoretto, la cura della casa, tutto quello che di solito fa una collaboratrice domestica. “Vuoi fermarti da me Alina?”. “Va bene”, la risposta.
È iniziata così un’avventura incredibile, un rapporto di lavoro come tanti tra una badante e un’anziana trasformatosi con il tempo in famiglia. Valentina e Alina vivono insieme da cinque anni.
La situazione di bisogno ha lasciato spazio a un grande affetto, alle corde del cuore che sanno creare ponti, senza troppi perché. “Alina oggi per me è come una figlia, – dice Valentina – io la chiamo passerotto”. “E io mammina”, scherza Alina con il sorriso e lo sguardo di chi ha trovato finalmente pace. Del resto, per lei non è stato tutto facile. Anzi. Orfana di padre e madre, l’infanzia vissuta negli orfanotrofi del suo paese, tra abusi e ferite che non si possono raccontare. A 20 anni, l’incontro con un uomo che l’ha fatta soffrire, ma che l’ha resa madre di Antonio. È solo per lui se Alina ha lasciato tutto per arrivare in Italia, per provare a garantire un futuro diverso a quel bambino diventato oggi un ragazzo di 13 anni.

“Ho sofferto molto, ma non potevo fare altro”, racconta sotto lo sguardo di Valentina che oltre a mamma adottiva, si sente anche nonna. “Antonio presto verrà in Italia con noi, abbiamo trascorso insieme il Natale, è tornato in Romania ma il suo posto è qui con la mamma. Potrà studiare, farsi una vita, io desidero solo questo”. Valentina sorride, si commuove. “A volte penso a tutto quello che ha passato Alina e la ammiro: è stata coraggiosa, determinata, ha pagato tanto ed è giusto che trovi la serenità che merita”. “Io ringrazio ogni giorno per aver incontrato Valentina – risponde Alina – è la madre che non ho mai avuto e ci facciamo forza. Qualche volta vedo che è triste, che sta in silenzio.
Ormai ci capiamo. Io mi avvicino, la guardo negli occhi, ci scambiamo un sorriso e poi le dico: posso darti un bacione? E andiamo avanti così”.

Storie come quella di Valentina e Alina sono sempre più diffuse, il segno di un cambiamento profondo della società. Quando si parla di badanti, spesso ci si ferma alle storie negative, dimenticando invece l’umanità che scorre in silenzio, che fa incontrare senza troppe teorie o perché le persone e le loro vite.
Valentina lo sa bene. Sorride quando le si chiede che cosa pensi dell’integrazione.
“Posso dire che tra noi i muri non sono mai esistiti. Qui esiste solo il bene e l’affetto che ci scambiamo, il sostegno che ricevo e posso dare.
Ma se insiste, lo posso dire con certezza: ci siamo integrate molto bene. Vero passerotto?”. Alina annuisce: “Sì, mammina!”.

Matteo Spicuglia
COSE CHE CAPITANO
Rubrica di NUOVO PROGETTO

 

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.

E' possibile modificare le opzioni tramite le impostazioni del Browser. Se vuoi saperne di più o negare il consenso clicca su informazioni.