Non smettiamo di sognare

di Abdullah Ahmed - Sono un giovane di 27 anni nato e cresciuto in Somalia, un Paese sconvolto dalla guerra, ormai dal lontano 1991. Da allora, non ci sono più scuole, la vita è difficile, per tanti l’unica strada è imbracciare un’arma. Sono scappato per questo, per cercare un futuro migliore. Mi sarebbe piaciuto arrivare in Europa con un aereo, ma è impossibile. Ho dovuto viaggiare come tanti per sette mesi: l’Etiopia, il Sudan, poi il deserto, la Libia, il Mediterraneo. Sono arrivato sano e salvo in Italia il 23 giugno del 2008. Prima Lampedusa, poi il centro della Croce Rossa di Settimo Torinese. Lì, per la prima volta sono stato trattato non come un numero, ma come una persona.

È iniziato un cammino come rifugiato politico che nel corso di qualche anno mi ha portato ad avere la cittadinanza italiana. All’inizio andai all’ufficio per l’impiego di Settimo a chiedere se c’era qualche possibilità di trovare lavoro. Mi hanno fatto due domande: se conoscevo l’italiano e se avevo lavorato in Italia. Senza esperienza di lavoro dovevo andare a scuola. A 19 anni, senza famigliari, non conoscendo nessuno, non conoscendo tra l’altro l’italiano, mi rimboccai le maniche. Oggi ho 27 anni, ormai mi considero un giovane invecchiato, ma l’unica cosa che mi sento di consigliare è che avere degli obiettivi nella vita aiuta. Per me è stato così: per prima cosa imparare la lingua e studiare, poi dare una mano ai miei connazionali e agli operatori del centro che mi avevano accolto.

L’esperienza di volontariato iniziale come interprete ha fatto nascere in me il desiderio di diventare mediatore culturale, un obiettivo che piano piano è diventato un lavoro. Ma non bastava. Nel 2014, mi sono chiesto dopo tutti i benefici ricevuti, cosa potessi fare per la società che mi aveva accolto. Ho deciso così di vivere l’esperienza del servizio civile nazionale all’Informa Giovani del mio comune. Per me è stata l’occasione per ringraziare l’Italia, il mio nuovo Paese. In questi anni ho capito che se ognuno di noi mette a disposizione il proprio contributo, anche se piccolo, può fare la differenza.

Se in Somalia avessi avuto una scuola gratuita, se ci fosse stata la pace e la possibilità di poter scegliere chi mi rappresenta con il voto, sarei rimasto molto volentieri. Tornerei subito nel mio Paese. Ma questo non succede. A maggior ragione dico che sta a noi giovani interessarsi, cercare di migliorare, cambiare se necessario. Ai ragazzi più giovani dico sempre di non sottovalutare la scelta da fare dopo la scuola perché per cambiare le cose si può partire anche dal basso. Ho incontrato molte associazioni giovanili che permettono un cammino di crescita. Quello che è importante è non dare deleghe agli altri, domandiamoci anche noi cosa possiamo fare.

Noi possiamo sognare, è l’unica cosa che nessuno potrà mai toglierci. Nella storia è successo continuamente. Penso ad Altiero Spinelli, uno dei padri dell’Europa. Erano gli anni della seconda guerra mondiale, milioni di morti ovunque. Ma lui ed altri vedevano già oltre, cominciarono a pensare a qualcosa di diverso, ad un’Europa dove vivere senza la guerra. È anche grazie a loro se viviamo nell’Unione Europea. Non smettiamo di sognare! Anche noi possiamo cambiare il mondo.



FOTO: RAMELLA/SYNC

 

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