Sermig

Il sogno del piccolo Murtaza

di Carlo Nesto - Visto che la cronaca ci offre, normalmente, il contrario delle fiabe, con un affollamento di Orchi cattivi, degno dell’horror.

Nel 2015, la foto del bambino afghano Murtaza Ahmadi, calato dentro un sacchetto della spesa dipinto di bianco e azzurro, con il numero 10 di Leo Messi nella nazionale argentina, fece il giro del mondo.

Potere positivo del Web, almeno questa volta: niente bufale, in stile Trump, con disgustose condivisioni dei cretini, che accettano tutto, senza controllo. In poco tempo, la tenerezza dell’immagine ha avuto una diffusione planetaria. Nel febbraio 2016, Murtaza, rintracciato nel suo Paese, aveva ricevuto la maglia autentica del campione preferito, con tanto di dedica, e in dicembre, a Doha, lo ha finalmente incontrato e abbracciato.

L’esempio di Ahmadi, da una parte, ci deve far pensare a quanti altri Murtaza esistono, ai quali la fame e la guerra impediscono la realizzazione di qualsiasi progetto. Bambini, che si chiedono molto più quanto sia brutta la vita, di quanto sia bella.

Ma, dall’altra, ci deve far pensare anche che chi crede in qualcosa, e lo cerca con l’impegno e senza la violenza, ha sempre più possibilità di non perdere di vista i sogni, che non chi se ne allontana con le pallottole, scaricate sul prossimo. Perché non sta scritto da nessuna parte che l’umanità sia tutta come chi ti lancia le bombe. Magari, è una umanità che predilige il salotto di casa, piuttosto che trovare un minimo di coordinamento (vedi Europa), al momento di soccorrere i più deboli. Ma, proprio grazie all’informazione globale, viene a sapere le cose.

Se non esistesse Internet, spesso così indisciplinato e cannibalesco, non esisterebbe la libertà collettiva di esprimersi. E, con la tecnologia evoluta di oggi, i grandi del pianeta sarebbero capaci di schiavizzare chiunque, senza che nessuno se ne accorga.

Carlo Nesti
FUORI GIOCO
Rubrica di NUOVO PROGETTO