Sermig

Neve nel deserto

di Claudio Monge - L’anno appena conclusosi, che per diversi motivi potremmo definire horribilis, mi ha lasciato negli occhi e nel cuore una immagine insolita e fortemente simbolica: la straordinaria spruzzata di neve che ha imbiancato parte del Sahara, in particolare nella regione dell’Ain Sefra in Algeria. Mi sono immediatamente venute alla memoria le parole del profeta Isaia: “Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa” (43,19). Aprire sentieri di speranza nei deserti della storia presente, è una sfida non da poco nel nostro povero mondo, e ancora più improba se vista dal Sud del Mediterraneo, ma nello stesso tempo ineludibile. E' una sfida eminentemente politica nel senso nobile di quest’arte, tanto deturpata oggi, che Aristotele descriveva come capacità di costruire comunità in vista di un bene comune. Abbiamo perduto di vista quest’ultimo e l’interesse particolare di pochi, sta determinando sperequazioni economiche e sociali gravissime su scala planetaria e, di fatto, ha già spazzato via ogni legame sociale. In questo tutti contro tutti, le vittime sono sempre dalla stessa parte: chi paga il conto è il solito ignoto 80% della popolazione mondiale.

Secondo Miroslav Lajcak, ministro degli Esteri della Slovacchia: “I populismi crescono perché siamo distanti dalla gente”. Come dire? Quel movimento di seduzione delle folle, in nome di una presunta vicinanza alle stesse, in realtà è espressione dell’esatto contrario: i poteri autoritari e demagogici, che si affermano qua e là, in realtà disprezzano profondamente la gente che dicono di servire e proteggere. Le masse sono importanti nella misura in cui spostano voti o servono, secondo i casi, da scudo umano contro l’avanzata dei nemici della nazione (termine antiquato, quest’ultimo, che oggi significa: affari personali del capo). Insomma, le masse sono la somma algebrica di individui senza volto e consistenza propria, al di fuori di un’utilità contingente. C’è urgente bisogno di una straordinaria spruzzata di neve in questo deserto più arido di quello del Sahara. Da dove ripartire? Da un nuovo stare nel mondo fondato sul riconoscimento dell’altro nella sua diversità e dignità. È un punto di partenza anche per i credenti perché, come ricorda papa France-sco, bisogna non confondere bene comune con benessere, perché il primo è superiore alla somma dei singoli interessi e implica alzare lo sguardo al di là di orizzonti individuali.

C’è una nuova prossimità che Dio stesso ci insegna, non realizzata nella forma di un’imposizione identitaria ma secondo lo stile della relazione interpersonale che implica l’incontro di visi e storie concrete, un ascolto che è maieutica della verità.

Claudio Monge
LEVANTE
Rubrica di NUOVO PROGETTO