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Il coraggio di Gaetano

di Stefano Caredda - A Natale è tornato a casa per qualche giorno con un primo aiuto, una semplice protesi con la quale ha ricominciato a camminare dopo oltre cinque mesi. Ora, invece, il mese di gennaio lo passa quasi interamente a Budrio, vicino Bologna, con un solo obiettivo: aiutare i tecnici del Centro Protesi Inail a realizzare per lui una protesi ancora più avanzata, in modo da recuperare il più possibile la funzione perduta. Gaetano Moscato è un 71enne di Chiaverano, provincia di Torino. La sera del 14 luglio dell’anno scorso era a Nizza, lungo la Promenade des Anglais, proprio in quegli stessi istanti in cui un tir lanciato sulla folla uccide 86 persone ferendone oltre 300. Lui è uno di questi ultimi: “Vedendolo arrivare, d’istinto spinsi via i miei nipoti e mia figlia, e il camion mi piombò addosso tranciando di netto la mia gamba sinistra. C’erano tantissimi feriti, il dottore mi disse subito che non l’avrei recuperata”.

È rimasto in ospedale e poi in una clinica di riabilitazione francese per mesi, poi il rientro in Italia. “Sono qui da poco ma comincio a vedere i primi risultati: in Francia mi sono trovato benissimo, medici e infermieri sono stati per noi una seconda famiglia. Ma l’aria di casa è un’altra cosa. Sono felice di essere qui”. Le sue giornate a Budrio sono scandite da fisioterapia, ginnastica e riabilitazione (“Sono sempre stato uno sportivo, questo mi aiuta. Per adesso uso le stampelle, anche la mia parte superiore deve essere in forze”). Le spese, che nei casi di protesi tecnologicamente avanzate non sono certo indifferenti, saranno coperte dall'assicurazione francese per le vittime di terrorismo.

E il pensiero va costantemente alla famiglia: “Io e mia moglie abbiamo festeggiato 50 anni di matrimonio quando ero ricoverato a Nizza. Non mi ha mai lasciato. Mai. Ci hanno dato una stanza, quasi una suite… Lei sorride sempre. Forse tutti i bei rapporti che abbiamo costruito in questi mesi sono merito suo”. “A Nizza tornerò: anni fa abbiamo comprato un appartamentino, i nostri nipoti ci sono affezionati, hanno tanti amici”. Con altre persone rimaste ferite nell'attentato, Moscato è rimasto in contatto: “Io sono sempre stato quello duro, che faceva coraggio agli altri. È stato così anche a Nizza: toccava a me tenere alto il morale degli altri feriti. Oggi, dopo molti mesi, ogni volta che penso a quei momenti mi ritrovo a piangere.

Gli psicologi dicono che è normale, ma è una cosa che non mi appartiene. Io, prima, non avevo mai pianto”. Prima la paura, poi il dolore, è stato molto. Ma è rimasta la vita: un tempo da vivere, ancora, insieme ai propri cari. Con il desiderio di trovare serenità e normalità. “Ora mi piacerebbe fare un viaggio con mia moglie. Decidere da un giorno all’altro, senza programmare nulla.
Avevamo un camper, l’abbiamo venduto pochi mesi fa. Quando avrò la mia gamba potremmo comprarne uno nuovo e partire con quello”.

Stefano Caredda
REDATTORE SOCIALE
Rubrica di NUOVO PROGETTO