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L’onda sporca del web

di Corrado Avagnina - Siamo alle prese con sempre ulteriori disorientamenti nel mare magnum della rete. Dalle bufale alle mezze verità, dalle non notizie alle news inventate, si trova di tutto, nei meandri delle connessioni di ogni tipo. Ogni tanto fa capolino qualche trovata per ovviare a queste derive nell’informazione a briglia sciolta. Lasciamo stare i cosiddetti tribunali del popolo che dovrebbero – secondo alcuni – intercettare ed azzerare quanto non si considera reale, fondato, autentico. Diciamo invece che siamo dentro uno snodo non facile ma anche prevedibile.

Ognuno sull’on-line, sui social in particolare, può lanciare questo o quello spunto, senza che ci sia dichiarata una pezza giustificativa sulla attendibilità. Diciamo anche che appare impossibile pretendere da chissà quale organismo di filtrare tutto ciò che non corrisponde al vero. In ogni caso – pure a prescindere da come si riesca a farlo e da chi abbia questa capacità di verifica – le tempistiche giocherebbero a sfavore: la bufala corre più veloce della rincorsa della smentita o del chiarimento o del ridimensionamento.

Ciò non toglie che, su tutto ciò che invade la nostra vita dal web ed è grossolanamente bacato nella sua attendibilità, ci voglia un’opera di riflessione, di dibattito, di critica. Altrimenti l’onda sporca si farebbe totalmente inarginabile. Chiedere conto della veridicità di una news è ben diverso dal porre limiti all’informazione. È solo esigere serietà, senza tarpare la libertà di nessuno. Bisogna pur sapere di che si sta parlando, con quali fonti, da quali canali. Senza contare che nella classifica di Reporters sans frontières sull’ampiezza della informazione libera, l’Italia è scesa al 77° posto su 180 Paesi.

Non una bella posizione. Infine un’annotazione che riguarda l’informazione locale in cui da anni personalmente mi trovo impegnato giorno dopo giorno sul territorio: la redazione, giustamente, ha il fiato sul collo della gente che vuol sapere tutto, che vuole verifiche, che chiede ragioni plausibili. Ovvio che anche questo non è filtro che decurta l’informazione, è prassi che la rende credibile. E fa del bene a tutti.

Corrado Avagnina
QUARTA PAGINA
Rubrica di NUOVO PROGETTO