Sermig

Giustizia e riconciliazione

di Chiara Genisio - “Mai incarcerare la dignità”, parola di papa Francesco. Un nuovo gesto di Bergoglio nei confronti dei detenuti. L’occasione è stata il convegno organizzato, lo scorso 20 gennaio, nel carcere Due Palazzi di Padova da Ristretti Orizzonti sul tema spinoso dell’ergastolo. Il messaggio del papa è giunto tramite don Marco Pozza, cappellano della casa di reclusione padovana, rivolgendosi ai detenuti ha immaginato “di guardarvi negli occhi e di cogliere nel vostro sguardo tante fatiche, delusioni, pesi ma anche di intravvedere la luce della speranza” un barlume che non va mai soffocato.

Il compito di tenerla accesa riguarda tutti noi, ci sollecita Francesco. In particolare scrive che è “Un dovere di coloro che hanno la responsabilità e la possibilità di aiutarvi, perché il vostro essere persone prevalga sul trovarvi detenuti”. Il papa invita a trovare strade e sentieri di umanità, soprattutto lì dove troppo spesso la dignità dei prigionieri è calpestata, soffocata, ignorata. Incoraggia a riflettere affinché “l’umanità passi attraverso le porte blindate” e “mai i cuori siano blindati alla speranza di un avvenire migliore per ciascuno”. L’attenzione quindi si sposta sulla necessità di una “conversione culturale” perché non ci si può rassegnare “a pensare che la pena possa scrivere la parola fine sulla vita”. Come non si può accettare la “via cieca di una giustizia punitiva” e non ci si “accontenti di una solo retributiva”.

Si fa sempre più strada, anche al Sermig se ne è parlato nei mesi scorsi, della necessità di una giustizia riconciliativa, anche Francesco la richiama e chiede “prospettive concrete di reinserimento, dove l’ergastolo non sia una soluzione ai problemi, ma un problema da risolvere. Perché se la dignità viene definitivamente incarcerata, non c’è spazio, nella società per ricominciare e per credere nella forza rinnovatrice del perdono”. Conclude, papa Francesco, rimarcando che “in Dio c’è sempre un posto per ricominciare”.

Le parole di Bergoglio sono state lette davanti ad una platea attenta, in centinaia si sono messi in fila per entrare nel carcere e ragionare insieme sull’assurdità dell’ergastolo, delle lunghissime pene. Si sono ritrovati protagonisti diversi, mogli, figli, genitori, fratelli e sorelle di detenuti, politici, esperti, volontari e cittadini che hanno nel cuore il desiderio di un cambiamento nel mondo della detenzione. Qualcosa si sta muovendo, è in corso una trasformazione dell’amministrazione della Giustizia, ma non può riguardare solo l’interno di questo mondo; è fondamentale che ci sia il sostegno della nostra società civile. Solo così potremo parlare veramente di una giustizia rieducativa e non solo punitiva.

Chiara Genisio
SENZA BARRIERE
Rubrica di NUOVO PROGETTO