Sermig

Il presidente

di Lucia Sali - Un ruolo chiave diventato ancor più strategico nel momento di burrasca che attraversa l’Europa, e ben lontano dalla carica più simbolica che reale che era sino a qualche anno fa. È l’onore e l’onere toccato all’italiano Antonio Tajani, eurodeputato, ex commissario Ue e figura storica di Forza Italia, eletto presidente del Parlamento europeo dal 17 gennaio per i prossimi due anni e mezzo, sino alla fine della legislatura nel giugno 2019.

L’Italia si assicura così una delle tre cariche istituzionali più importanti dell’Ue insieme alla presidenza della Commissione e del Consiglio, ora tutte di colore popolare. E mette per la prima volta in 38 anni la bandiera sullo scranno più alto a Strasburgo: Tajani è infatti il solo italiano a ricoprire la carica da che l’Europarlamento è eletto a suffragio universale dal 1979. L’ultimo italiano a occupare la carica, ma ancora sotto il vecchio sistema quando gli eurodeputati erano nominati direttamente dagli stati, era stato Emilio Colombo dal 1977 proprio al 1979. Prima di lui c’erano stati altri quattro italiani: De Gasperi, Pella, Martino e Scelba.

Tutto è cambiato infatti con il Trattato di Lisbona, entrato in vigore nel 2010 e che ha dato al Parlamento europeo, e quindi al suo presidente, un ruolo centrale nel processo decisionale Ue: non sono più solo gli stati a decidere, ma ogni nuova legislazione, inclusi gli accordi internazionali come quelli commerciali, devono avere l’ok degli eurodeputati. E anche la stessa Commissione Ue, pur se nominata ancora dai governi, può entrare in carica solo previo via libera dell’Aula. Il presidente dell’Europarlamento partecipa anche alla sessione iniziale dei vertici Ue, e viene regolarmente consultato dai presidenti di Commissione e Consiglio nella loro preparazione e su tutti i dossier più importanti. Il primo a capire la portata politica della carica rivista è stato il socialdemocratico tedesco Martin Schulz, che da “kapò”, come lo apostrofò l’ex premier Silvio Berlusconi, è diventato una delle figure politici incontornabili di Bruxelles.

Unico a svolgere due mandati consecutivi, ha acquisito una visibilità e una popolarità che ora, in una prima storica, gli consente di correre contro Angela Merkel per il cancellierato in Germania alle prossime elezioni. Tajani, ex giornalista, cattolico, portavoce del primo governo Berlusconi, eurodeputato per quattro mandati, ed ex commissario ai trasporti e poi all’industria, è in campo a Bruxelles dal 1994: un impegno costante negli anni, che ha portato all’ingresso di Forza Italia nella principale famiglia politica europea, il Partito Popolare europeo di cui fa parte anche la Cdu della Merkel, a cui si aggiunge la sua vicinanza al mondo dell’industria e delle imprese.

L’elezione è arrivata nel derby tutto italiano contro Gianni Pittella, eurodeputato Pd e presidente del Gruppo S&d (carica ricoperta da Schulz prima di diventare presidente): un’altra prima storica. Tajani, in una vera e propria corsa al voto a differenza del passato dove pre-accordi politici decidevano già il vincitore della votazione, è stato eletto alla quarta con 69 voti di scarto: 351 a 282 il risultato finale, con 80 astenuti. A giocare a suo vantaggio, l’alleanza con i liberali dell’Alde, e la decisione dell’ex premier belga Guy Verhofstadt di ritirarsi dalla corsa dopo lo scivolone della tentata intesa con l’euroscettico Movimento 5 Stelle, profondamente criticata dai membri del gruppo che ha posizioni fortemente europeiste. Tajani porta ora con sé una profonda responsabilità politica in un momento-chiave della storia dell’Ue. Prima mossa, visita a Roma e incontro con tutte le principali cariche dello Stato italiano. Primo appuntamento Ue, il vertice dei 28 alla Valletta il 3 febbraio per proseguire il lavoro sulla crisi dei migranti.

Lucia Sali
EUROLANDIA
Rubrica di NUOVO PROGETTO