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Mia figlia fa cose strane

di Gabriella Delpero - Una ragazzina di quasi 14 anni smette improvvisamente di andare a scuola. Ogni mattina appare sempre più scontrosa ed insofferente, rifiuta di alzarsi dal letto, risponde in modo insolente ad ogni richiesta di spiegazione e finisce col rimanere a casa a dormire per ore, tra lo sconcerto dei genitori increduli e furibondi. Ogni controllo medico ed approfondimento specialistico risulta fortunatamente negativo. Questo spiazza ancora di più mamma e papà, che continuano a ripetere di non capirci più nulla e di non trovare alcuna ragione logica che possa spiegare un comportamento così assurdo. “Eppure fino all’anno scorso frequentava molto volentieri la scuola, raggiungeva risultati davvero brillanti, era serena ed allegra, ricercata dai compagni e lodata dagli insegnanti e nel frattempo non è cambiato niente nella nostra vita!”, raccontano. Si trattava cioè di un’alunna perfetta e della figlia che ogni genitore vorrebbe, mi par di capire, ma chi è diventata adesso? Un enigma.

Una sconosciuta, per giunta muta e sorda ad ogni tentativo di dialogo. “Ma noi alla sua età non eravamo così!”, protestano esasperati i genitori. Ed è difficile farli riflettere sul fatto che non è giusto giudicare i figli partendo da noi: sì, è vero, noi alla loro età non ci saremmo comportati così. Questa constatazione di per sé è corretta, ma a cosa può servirci? Se ci porta a concludere sbrigativamente che i ragazzi di oggi sono sbagliati, che devono cambiare e che il nostro compito è riportarli a come eravamo noi, allora siamo destinati allo scontro e alla chiusura dei rapporti. Se invece il nostro disorientamento e la nostra rabbia ci inducono a chiederci: “Come sono i quattordicenni di oggi? Quali messaggi ci inviano attraverso il loro modo di atteggiarsi? Cosa possiamo fare per loro come educatori?”, siamo nella direzione giusta o per lo meno tentiamo di imboccarla.

Questo non significa che dobbiamo accettare in modo indiscriminato ogni loro comportamento, cedendo ad ogni ricatto o pretesa e giustificando scorrettezze o mancanze di rispetto. Niente genitori o educatori amiconi, per carità! Ma nemmeno adulti giudici, critici e risentiti. Meglio insomma pensare: “Mia figlia fa cose strane perché forse è infelice o triste, oppure a scuola o chissà dove le è successo qualcosa che non so e che non riesce a dirmi, per questo si chiude in sé o esagera: sta a me cercare di andare a fondo della questione”. Ma imboccare questa prospettiva non è facile: a volte preferiremmo scoprire che nostro figlio è semplicemente malato o pigro, piuttosto che ammettere che stia soffrendo o sia in crisi con se stesso e con il mondo.

Infatti quest’ultima ipotesi ci fa sentire sconfitti, la viviamo come un fallimento, anche se non lo è per niente! Bisogna andare oltre e ricordare invece che le difficoltà attuali dei ragazzi possono essere una buona occasione, se insegnano loro che la fase di vita che stanno attraversando richiede un esodo, un cambiamento, magari uno sforzo, una fatica. Il cammino di crescita non è mai tutto pianeggiante e senza ostacoli: nemmeno il nostro lo è stato! “I giovani, nelle strutture abituali, spesso non trovano risposte alle loro inquietudini, necessità, problematiche e ferite. A noi adulti costa ascoltarli con pazienza, comprendere le loro inquietudini o le loro richieste, e imparare a parlare con loro nel linguaggio che essi comprendono…”, parola di Papa! (da Evangelii Gaudium, n. 105).

Gabriella Delpero
PSICHE
Rubrica di NUOVO PROGETTO