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Made in Italy e capitalismo umanistico

di Elisa d'Adamo - Un modo differente di fare impresa, basato su un concetto semplice: “la ricerca del profitto conseguita senza recar danno all’umanità”. È questa la filosofia alla base della vita e del lavoro dell’imprenditore umbro Brunello Cucinelli. Trent’anni di attività nel settore dell’abbigliamento, dove l’intuizione di colorare il cashmere si è rivelata l’incipit di un progetto più ampio. Tutto nasce dalla visione umanistica di un uomo di buona volontà e dal desiderio di valorizzare il borgo trecentesco di Solomeo e le sue maestranze, in un territorio immerso tra le colline in provincia di Perugia, dove tutt’ora opera l’azienda Cucinelli.

L’impresa, 100% made in Italy, è cresciuta in modo sostenibile, seguendo ritmi naturali, conseguendo una profittabilità sana, alimentando l’idea di lavoro inteso come espressione dell’uomo nella sua interezza. Come ama sottolineare lo stesso stilista e filantropo: “Ho ascoltato la parola sapiente e commossa di san Francesco, san Benedetto, Kant, Marco Aurelio, Socrate, Seneca e ho capito che il valore economico è nullo senza quello umano, dal quale pertanto il primo non può prescindere”.

La stampa internazionale ha coniato per lui e per il suo modo di fare impresa il concetto di “capitalismo umanistico, un efficace sincretismo tra sviluppo economico e buon vivere sociale, che rispetta la natura e il lavoratore, dove il sapere e il saper fare italiano tornano protagonisti. Un’attività artigianale che porta con sé cultura e bellezza. Cucinelli definisce i suoi oltre 300 dipendenti “anime pensanti” e parte dalla consapevolezza che “la dignità umana genera responsabilità e la responsabilità genera creatività”.

Passato, presente e futuro dialogano in modo armonioso e fecondo; padroni e lavoratori si trovano sulla stessa barca e hanno obiettivi comuni. Questo nuovo orientamento dell’economia trascende la tradizionale idea di capitalismo e si fonda sulla valorizzazione dell’uomo al fine di gestire al meglio un’impresa, dandole “un senso che travalichi il solo profitto”.

Un buon esempio di made in Italy, soprattutto in questi anni di indiscriminata delocalizzazione e di progressiva erosione dei diritti dei lavoratori.

Elisa d'Adamo
#USI&COSTUMI
Rubrica di NUOVO PROGETTO