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Il collegio

di Michelangelo Dotta - È utile imparare a memoria una poesia o nozioni che si possono facilmente reperire sulla rete? È sostenibile un mondo di relazioni tra ragazzi senza l’ausilio di smartphone, tablet, internet e televisione? Come risponde il cervello di un adolescente all’improvviso oblio della tecnologia che quotidianamente lo nutre?

Alla prima puntata de Il Collegio su Rai 2, 2 milioni e 132mila spettatori hanno potuto seguire ed osservare in una sorta di percorso catartico, l’impatto che una macchina televisiva ben congegnata è in grado di generare su 18 ragazzi che hanno scelto di accettare la sfida. Solo la parola subito rimanda a regole, rigore, studio, in pratica l’esatto opposto di ciò che un giovane desidera, ma il Collegio che la TV ha proposto di frequentare ai selezionati è qualcosa di più, qualcosa che solo la potenza ricostruttiva del mezzo è in grado di generare.

A Caprino Bergamasco, nel Collegio Convitto di Celana, tutto si è fermato al 1960 e in questo mondo sconosciuto, catapultati con una virtuale macchina del tempo, i 18 ragazzi (tra i 13 e i 17 anni) impattano con la vita e i metodi educativi dell’epoca.

E per entrare appieno nel clima reale di quegli anni è necessario innanzitutto azzerare la tecnologia. Via dunque i cellulari, via i tablet, via internet e Wi-Fi, una richiesta terrificante che getta i partecipanti in un clima che oscilla tra sconforto, pianto e incredulità. È un momento rivelatore che le telecamere descrivono con minuzia di particolari; ognuno cerca di nascondere il secondo telefonino prudentemente portato per fare fessi i sorveglianti-tutor, materassi, cassetti, doppi fondi di armadi vengono presi d’assalto prima della cerimonia della spontanea consegna ufficiale degli apparati nei cesti di raccolta. E qui il secondo impatto con una realtà probabilmente poco frequentata o addirittura sconosciuta nelle famiglie di provenienza, la consegna della tecnologia portatile in ogni sua forma non è un invito, ma un preciso ordine che ognuno è chiamato ad eseguire senza deroghe o possibilità di replica, un ordine che suggella un patto di lealtà tra l’individuo e l’istituzione nella figura del sorvegliante, rigorosamente uomo per i ragazzi, donna per le femmine.

Ovviamente nessuno prende in considerazione l’ipotesi che violare un ordine, o peggio ancora tradire un patto di lealtà possa avere conseguenze e quindi... tutti felici, dopo la falsa consegna, riprendono la strada per le camerate. Convinti di avere scampato l’insostenibile taglio di ogni tipo di connessione con un semplice quanto peraltro prevedibile giochetto, aspettano con ansia la notte per ricollegarsi a mamma e papà e riaffacciarsi alla ribalta mediatica.

Michelangelo Dotta
MONITOR
Rubrica di NUOVO PROGETTO