Sermig

Potenzialità inesplorate

di Stefano Caredda - Cento e più anni, ma non li dimostra affatto. Anzi, nei decenni il cinema diventa sempre più tecnologico e dalle prime pellicole mute, con attori dai movimenti goffi e accelerati e nessun sonoro, siamo passati a digitale, 3D e realtà virtuale. Più tecnologia che serve anche a rendere i film accessibili a chiunque. Pure a chi è cieco, sordo o ha una disabilità fisica o intellettiva. Il principio è contenuto nella legge delega di riordino del cinema e dell’audiovisivo, approvata di recente dal Parlamento, che prevede che si debba tenere conto delle necessità dei disabili come prescritto dalla Convenzione Onu che l’Italia ha ratificato.

Potrebbe essere una svolta perché oggi per una persona con disabilità andare al cinema non è un’impresa semplice: c’è la questione dell’accessibilità della sala alle carrozzine, ma ci sono anche le accortezze da usare in presenza di persone con disabilità intellettive (categoria ancora sostanzialmente invisibile, che sarebbe aiutata ad esempio da trame spiegate in un linguaggio ad alta comprensibilità). E poi ci sono le attenzioni specifiche per chi ha una disabilità sensoriale, cioè sottotitolazioni per i sordi e audiodescrizioni per i ciechi.

Oggi questi prodotti sono scarsissimi, e il motivo è che di fatto non vengono mai creati contestualmente al film ma sono realizzati a posteriori, da società specializzate, con costi più alti e poco tempo a disposizione. I produttori di un film, mentre girano le scene e in fase di montaggio, non pensano affatto cioè a renderlo accessibile, sebbene ciò dal punto di vista economico non sia un problema. Pensati per tempo, sottotitoli e audiodescrizioni fanno lievitare i costi di una produzione di appena 2.500 euro. Una bazzecola. Con tutto che si tratta di lavori professionali che richiedono qualità, per i quali sono nate di recente anche nuove figure professionali e sono attivi (vedi Bologna o Torino) dei master appositi gestiti da università.

Se si legassero i finanziamenti a quanto il produttore fa per rendere il suo prodotto accessibile, qualcosa cambierebbe. In attesa che ciò avvenga, un aiuto lo danno i nostri smartphone. Ci sono app che permettono la fruizione di un film anche nelle sale dove non ci sono servizi per ciechi e sordi. Le più conosciute sono Moviereading e Sub. ti: l’audiodescrizione o la sottotitolazione sono scaricate direttamente sul proprio telefono e sono sincronizzate in automatico con la pellicola proiettata sul grande schermo. Lo sfondo nero dei sottotitoli o l’uso di una semplice cuffia permettono di godersi il film senza disturbare i propri vicini.

Il limite, anche qui, è quantitativo: pochi – finora – i film disponibili. E poi tante potenzialità ancora inesplorate: per i più tecnologici ci sono degli occhiali speciali, prodotti dalla Epson e simili ai Google Glass, che collegati allo smartphone permettono di leggere i sottotitoli sulle lenti indossate. Insomma, cento anni dopo, anche al cinema, superare le barriere non è più fantascienza.

Stefano Caredda
REDATTORE SOCIALE
Rubrica di NUOVO PROGETTO