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Ferite mai chiuse

di Pierluigi Conzo - Una guerra è per sempre. La pace è solo l’inizio della ricostruzione, ma le macerie si trasmettono per generazioni. Mi è capitato di leggere un articolo scientifico in cui gli autori dimostrano che la seconda guerra mondiale ha avuto un effetto negativo di lungo periodo sulla salute e sullo status socio-economico degli Europei che oggi hanno più di 50 anni.

Gli autori utilizzano un’indagine retrospettiva su un campione di Europei con più di 50 anni, in cui, oltre ad informazioni relative allo stato di salute e condizioni socioeconomiche e demografiche di oggi, è possibile avere un’idea su alcuni eventi di vita di ieri. Tra questi, si chiede ai partecipanti all’indagine se e quando hanno vissuto nella loro vita episodi di fame, spostamenti forzosi e migrazioni, periodi in campi di lavoro o concentramento, persecuzioni ed altre informazioni sulle caratteristiche della loro infanzia (numero di libri sugli scaffali, vaccinazioni, assenza del padre o della madre in casa, etc.). I dati retrospettivi (cioè le informazioni sul passato dei rispondenti) sono incrociati con le informazioni riguardanti la seconda guerra mondiale, come ad esempio mesi di combattimento nella regione dove il rispondente risiedeva durante la seconda guerra mondiale.

I risultati sono sorprendenti. Riguardo la salute, chi ha vissuto in una regione con combattimenti oppure in un Paese in guerra durante il periodo 1939-1945 riporta più frequentemente, oggi, sintomi depressivi e punteggi più bassi in termini di salute percepita di chi non è stato esposto alla guerra. Riguardo lo status socio-economico, chi ha vissuto la guerra riporta oggi risultati negativi in termini di istruzione e soddisfazione di vita, mentre nessun effetto significativo in termini di reddito.

Gli autori mostrano che questa eredità negativa della guerra può essere spiegata dall’alta frequenza di episodi di fame, persecuzione, migrazione forzosa e all’assenza del padre in casa che i rispondenti dichiarano di aver vissuto in quegli anni. A più di settant’anni dalla fine della seconda guerra mondiale, chi vede nelle guerre un male necessario ma temporaneo, come l’estrazione di un dente, forse dovrebbe passare più tempo in ascolto di chi la guerra l’ha vissuta e la rivive ancora nel ricordare ferite che non si sono mai chiuse.

Pierluigi Conzo
ECOFELICITA'
Rubrica di NUOVO PROGETTO