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Jiro Taniguchi

di Alessandro Del Gaudio - La sua opera farà scuola per anni, non solo in Giappone.
L’11 febbraio ci ha lasciati Jiro Taniguchi. Il grande mangaka giapponese era a un passo dal compiere 70 anni. Da molti considerato il poeta del fumetto nipponico, con un tratto stilistico inconfondibile che è il suo vero marchio di garanzia, si distingue dai suoi colleghi anche per le tavole silenziose che condiscono i suoi affreschi di vita.

Taniguchi non si è limitato a trattare un solo genere: è passato dalla quotidianità (L’uomo che cammina, Al tempo di papà) alla fantascienza (Cronache del dissolvimento della Terra, Icaro), dallo sport (Il guerriero blu) al racconto storico (Il libro del vento, Ai tempi di Bocchan), all’hard boiled (Il vento dell’est è bianco, Tokyo Killers) con disinvoltura impeccabile.

Apprezzato anche all’estero, le sue opere rientrano tra i capolavori del fumetto mondiale, che gli hanno consentito collaborazioni di prestigio come quelle con Moebius. Taniguchi è considerato dai critici un outsider del panorama asiatico, e difficilmente si è riconosciuto in una qualche corrente dello sterminato panorama giapponese. Celebre non per un’opera di spicco, come altri suoi coetanei, ma per il suo stile, difficilmente troverà dei veri eredi, ma la classe dei suoi lavori farà scuola per anni ancora, in Giappone come nel resto del mondo.

Alessandro Del Gaudio
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Rubrica di NUOVO PROGETTO