Sermig

Rinascere

Rosanna Tabasso - QUELLO CHE CONTAdi Rosanna Tabasso - “Rinascere” è una pagina della Regola del Sermig che allarga il cuore e dà speranza. Ci educa a non mettere mai la parola fine a ciò che stiamo vivendo, ci apre alla possibilità che abbiamo sempre di cambiare, di ricominciare, di riprovarci, come ci ricorda Ernesto in una sua lettera: “Vorrei che questo giorno che comincia fosse un nuovo inizio, perché la vita è sempre un nuovo inizio, va da inizio ad inizio fino all’inizio che non ha mai fine”.

È la mentalità della resurrezione che entra nella vita quotidiana. Ci sarà la resurrezione dopo la morte, ma già ora viviamo in una possibilità di cambiamento, un rinnovarsi continuamente che anticipa la resurrezione finale. Nel Vangelo l’incontro con Gesù, il cambiamento di una persona, la guarigione di un malato, la resurrezione è sempre segnata da gesti concreti: camminare verso Gesù, andare a cercarlo, toccare il suo mantello, piangere e prostrarsi, implorare, portargli il malato sul lettuccio, toccare l’acqua, lasciarsi toccare da lui, lasciarsi guardare, lasciare che spalmi di fango gli occhi, accogliere il suo invito o invitarlo a pranzo… gesti e segni che preparano e accompagnano il passaggio da uno stato ad un altro, come i teli bianchi rimasti vuoti e piegati sulla pietra della tomba. Abbiamo bisogno di questa concretezza, abbiamo bisogno di riti, così necessari al nostro essere, che ci preparino a cogliere ed accogliere la novità.

Se crediamo nel rinascere, nel ricominciare abbiamo bisogno di metterci in marcia verso una meta. Andiamo all’Appuntamento dei Giovani della Pace per riscoprire questo modo di pensare e di vivere. Siamo consapevoli di aver bisogno di momenti, di fatti e gesti concreti che alimentino di speranza il nostro quotidiano e facciano crescere il meglio di noi. Il Mondiale dei giovani è uno di questi. Decidiamo di andarci e prepariamoci, vinciamo la pigrizia di partire, cerchiamo motivazioni che ci convincano, non cediamo alla sfiducia che ci circonda, non lasciamo spazio al buio che confonde. Coinvolgiamo amici che vengano con noi e iniziamo un cammino; come stanno facendo i nostri amici di Mori. 160 Km di marcia, percorsi insieme per riscoprire la gioia di essere gruppo, ma soprattutto 160 km di incontri, volti, emozioni perché – come scrivono – “al recinto dell’abitudine preferiamo la porta spalancata dello stupore”.

Padova è il punto di arrivo per chi decide di rompere il recinto dell’abitudine e cercare di rinascere dentro. Un’occasione per tanti di noi, giovani e adulti, di fare un punto a capo: abbandonare la mentalità di sfiducia, di impotenza, di avvilimento, di voglia di farla pagare… e da dove siamo caduti, da lì dove siamo arrivati, ritrovare le motivazioni e uno stile di vita per rinascere, senza sentirci soli, senza pensare di essere “i soli” perché quel giorno, in piazza, saremo in tanti, ma proprio tanti, a dirci che l ‘odio – in tutte le sue forme e conseguenze – non ci fermerà e che siamo pronti a ripartire dall’amore.

Padova sarà un punto di partenza, un giorno per ripartire nella quotidianità: decidere di disarmarci dai pregiudizi, di perdonare chi ci ha ferito in un passato rimasto congelato nella memoria; decidere di cambiare vita, di lasciare la strada dell’odio, di cercare gli aiuti giusti; decidere di iniziare a fare qualcosa di buono per essere cittadini responsabili del nostro pezzetto di mondo… decidere e iniziare!
Qualunque cosa ci sia stato prima, qualunque cosa fatta o non fatta prima, chi ci impedisce oggi di alzarci con la schiena dritta e ricominciare? Qualunque cosa abbiamo fatto, possiamo invertire marcia. Qualunque cosa non abbiamo ancora fatto possiamo farla ora. Mancano oggi questi sì decisi. La giornata di Padova sarà un momento speciale per decidere, alzarsi e camminare. Non saranno cose eccezionali, ma l’eccezionalità sarà il quotidiano.

Il cambiamento è sempre personale, le decisioni sono sempre di “uno più uno più uno” e sono le scelte personali ad aprire scenari di pace. Scelte personali che non si chiudono su se stesse ma scelgono di fare rete con altri, perché la credibilità di uno attrae sempre altri e insieme, anche in pochi, si comincia a fare comunità.

Comunità, ecco un’altra parola chiave del nostro appuntamento: unirsi per un bene comune, assumersi responsabilità, entrare in un patto tra generazioni per ricreare una presenza viva, solidale, nei nostri territori; riappropriarci insieme della vita dei nostri paesi, dei quartieri, delle scuole, degli spazi pubblici. Imparare a fare spazio al noi. Non significa perdere di vista le esigenze della singola persona, o dover rinunciare alle mie, ma saperle ridimensionare per far spazio agli altri; certi che il bene di tutti è anche il mio. Anche questa apertura, questo saper vivere al plurale, fa parte del rinascere.
Bisogna crederci e crederci e crederci. La rinascita parte da me, da noi.

Rosanna Tabasso Rinascere
QUELLO CHE CONTA
Rubrica di NUOVO PROGETTO