Sermig

Finale a sorpresa

di Michelangelo Dotta - La strana alchimia che giorno dopo giorno si è creata all’interno del Collegio di Celana, si è trasformata per i giovani studenti in una vera e propria avventura con colpi di scena, sorprese e scoperte del tutto inaspettate.

Passando attraverso abbandoni ed espulsioni che parevano psicologicamente inaccettabili e insuperabili, ordine e rigore sconosciuti, obblighi e privazioni mai affrontati e messi in pratica, il gruppo ha iniziato ad assaporare il gusto di una vita di relazione costruita sull’impegno personale, la complicità e uno spirito di corpo dove l’essere conta infinitamente di più dell’apparire.

In un crescendo di situazioni che la macchina televisiva sapientemente mette in scena ad opera del preside e del corpo docente, lezioni, studio, attività fisica, laboratori, ma anche corsi di ballo, canto corale, esercizi pratici e gare sportive, le giornate all’interno del Convitto sono dense 24 ore su 24, ore di riposo notturno comprese.

Una nuova forma di libertà individuale che passa attraverso il rispetto e l’applicazione delle regole comuni ha preso lentamente il posto dell’insofferenza e del rifiuto dei primi giorni. L’armonia collettiva si è sostituita a pigrizia e individualismo, lo stare insieme vissuto all’inizio dell’impresa come una pesante rinuncia al proprio spazio e alla propria autonomia, ora si è trasformato in un piacevole e sempre più complice gioco fisico fatto di parole, sguardi, abbracci, tenerezze e reale antagonismo tra individui sociali.

I test per l’ammissione all’esame finale, il confronto diretto, il mettersi alla prova per migliorarsi e cercare di raggiungere un traguardo che decreterà graduatorie, valutazioni e meriti individuali, ha modificato radicalmente atteggiamenti e convinzioni apparentemente inattaccabili. Possibile? Vero? Cosa è mai successo a quella comunità allergica a qualsiasi regola e apparentemente indifesa senza la famiglia in costante soccorso, internet, tv e cellulari perennemente connessi? Semplice, è velocemente cresciuta e ha imparato a mettere in campo propri meccanismi di difesa, a conoscere le difficoltà, affrontarle e superarle, ha imparato a riconoscere i propri limiti e le proprie capacità misurandosi con gli altri e, attraverso la competizione, migliorarsi.

Con le trecce d’ordinanza, i capelli rasati e l’uniforme impeccabile paradossalmente sono emersi loro, i ragazzi veri che, inquadrati nel cortile, al cospetto dei genitori e dei famigliari che strillano e si sbracciano alla vista dei loro prediletti rampolli da liberare, paiono quasi imbarazzati, improvvisamente sembrano realizzare che si sta rompendo un equilibrio, sta per svanire un sogno mentre nel gruppo si accende una inaspettata e improvvisa nostalgia... il mondo anni ‘60, con le sue regole e i suoi ritmi, pare per un attimo più ricco di senso e di significato... poi gli abbracci e le lacrime riconsegnano ciascuno al proprio ruolo nel mondo reale, forse.

Michelangelo Dotta
MONITOR
Rubrica di NUOVO PROGETTO