Amare vuol dire amare perdutamente

Ernesto durante il 5° appuntamento mondiale Giovani della pace

di Ernesto Olivero - Vorrei che il silenzio ci facesse compagnia e nel silenzio ognuno desiderasse sentire qualcosa che lo possa aiutare ad alzarsi e camminare, per sempre. Nel silenzio le parole vanno subito a costruire. È da alcuni mesi che di tanto in tanto penso a questo momento e subito l’emozione mi prende perché io già vi immaginavo: 50mila, 100mila, fra qualche tempo milioni, senza chiasso... Mi piacerebbe che oggi provaste la stessa emozione che ho provato anni fa quando, giovane come voi, ascoltavo un uomo vestito di bianco, frère Roger di Taizé. In quel momento percepivo le sue parole come rivolte solo a me: un pugno di ragazzi, solo un pugno, può cambiare il mondo.

Io ci ho creduto. Nella parola di Dio di oggi c’è una lettura che è un dono per ognuno di noi, sia che crediamo, sia che non crediamo. Gesù ci dice che possiamo fare delle cose più grandi di lui, che possiamo osare l’impossibile.
E cos’è l’impossibile? Per esempio, credere con tutto noi stessi che le armi non devono mai più essere costruite perché uccidono. Uccidono la creatività, uccidono la giustizia che c’è in noi, uccidono i nostri sogni. Ma osare l’impossibile è anche dire: io ci sto! Entro in politica per servire, mi impegno a combattere la fame, divento sacerdote, imam o rabbino per essere donna o uomo di Dio, mai di potere, mai di apparato. Tutti noi possiamo diventare amici di un Dio che ci ama perdutamente. E la sua presenza non ci fa sentire in pace, ci fa desiderare che gli altri siano in pace, che gli altri siano felici.

Impariamo a metterci nei panni degli altri! Arrivo a dire che noi dobbiamo amare tutti, anche i mafiosi, di un amore talmente grande da convertirli. Se io fossi un mafioso chiederei: per piacere, convertitemi. Se un mio amico fosse un disgraziato, lo “tormenterei” fino a quando non cambia. E ancora, dobbiamo diventare un popolo che vive la gratuità anche con gli stranieri, che sono una benedizione che bussa alla nostra porta. In generale, c’è bisogno di ragazzi che abbiano voglia di dare la propria vita, per qualcosa di grande, per un ideale, ma dandosi un metodo.

Per questo ci impegniamo a ricominciare dall’amore. E che cos’è l’amore? È dar da mangiare agli affamati, ogni giorno. È accogliere lo straniero, ogni giorno. È visitare i carcerati, è dare una nuova possibilità a chiunque abbia sbagliato. Questo amore ci fa entrare nel regno di Dio, questo è l’amore che ci ha spinto ad essere qui a Prato della Valle, a Padova. Vorrei che con il nostro silenzio, con la nostra presenza, con il nostro eccomi, dicessimo con il cuore: ricomincia veramente un mondo nuovo.

 

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