Sermig

Una normalità mondiale

di Mauro Tabasso - Quando ci chiedono com’è andato il Mondiale dei Giovani della Pace di Padova facciamo fatica a rispondere, non perché è difficile farlo, ma perché quando una cosa la vivi in prima persona è complicato essere obiettivi come una fotocamera!

D’altra parte forse abbiamo imparato, negli anni, a “dare il massimo”, non solo nelle grandi occasioni, dove apparentemente è più facile, ma nella vita di tutti i giorni, quella fatta di routine e cose ordinarie, di faccende quotidiane e nascoste che nessuno vede e nessuno applaude. Se questa normalità è vera, un palco con 5 o 50mila persone davanti non cambia la tua responsabilità, anche se sicuramente crea un’emozione che va gestita.

Siamo arrivati a Padova con la Band, il giovedì prima dell’evento. Concentrati come un detersivo intelligente su quello che dovevamo fare, per farlo bene, al meglio delle nostre possibilità, combattendo contro gli effetti collaterali di notti insonni, pensieri, ansie, senso di responsabilità, inadeguatezza e imprevisti dell’ultimo minuto... Tutte cose “normali” ma che su un palco possono essere fatali.

Quando ci hanno annunciato (dopo i primi secondi di terrore puro) l’adrenalina, le facce delle persone davanti a noi, il senso della nostra presenza lì, la determinazione nel voler far bene si sono fatti spazio, prendendo il sopravvento, insieme alla voglia di divertirsi. Così la piazza ha preso fuoco (per i 40 gradi all’ombra, che pensavate?) e la musica ha rotto le righe di una platea attenta trasformandola in un unico coro.

Vedere migliaia di persone commuoversi, divertirsi, ballare sulle nostre canzoni ci ricorda ogni volta qual è il vero scopo della musica e perché la facciamo: toccare e aprire i cuori. Fatto questo (sperando sempre che succeda) la nostra missione termina e può iniziare quella di Qualcun altro.

Il giorno dopo? Una seduta meditativa (in bagno!), una doccia, la barba, e via, si riparte, senza neanche il tempo per una bibita!

Mauro Tabasso