Sermig

Economia

Impariamo a vivere semplicemente perché tutti possano semplicemente vivere
Abbiamo scelto l’economia della restituzione come modo concreto per fare della legge dell’amore una legge economica. La restituzione rende accessibili a tutti le risorse necessarie per una vita degna, lo studio, il lavoro e le cure, la possibilità della ricerca e l’accesso alla tecnologia; moltiplica per ogni persona capacità, opportunità, libertà di scegliere, reinserendo anche i più svantaggiati nel circuito economico; rende tutti protagonisti del proprio sviluppo e dello sviluppo del mondo; significa trasformazione di persone che maturano e coscientemente costruiscono strutture diverse.

In un tempo di crisi economica, l’economia della restituzione rappresenta il coraggio della fiducia nella forza moltiplicatrice dell’amore.

Fraternità Sermig


RIDURRE LE DISUGUAGLIANZE
13 maggio. Oltre 500 ragazzi si affollano per ascoltare Stefano Zamagni, un uomo che ha tre volte la loro età, parlare di cose difficili come l’economia. La mia preoccupazione che l’incontro si disperda, svanisce presto, quasi tre ore intense di domande e risposte, ma nessuno si distrae.

Il relatore parte dalla rivoluzione francese, dal grido Libertà, Uguaglianza, Fraternità e racconta che tre anni dopo il ministro degli interni emana un decreto nel quale è scritto che la parola Fraternità deve essere cancellata e dà ordine di bruciare tutti i libri e i documenti dove se ne parla. Ma la fraternità, che è una relazione interpersonale, mai anonima, rende bella la vita.

Racconta della grande sfida di oggi: ridurre le disuguaglianze. I poveri non fanno la guerra perché se sei povero non ti reggi in piedi. Chi fa la guerra, guardate i terroristi, è gente che sta bene, però fa la guerra perché lotta contro una disuguaglianza che ritiene, per un motivo o per l’altro, inaccettabile. Ecco perché oggi la prima causa di minaccia alla pace viene dalla disuguaglianza.


Combattere le disuguaglianze vuol dire lottare per la pace
oltre che per la giustizia sociale. E questo è possibile. Da dove partire? Dal coltivare i talenti che sono come dei semi. Bisogna curarli. Ci vogliono sicuramente delle condizioni esterne, ad esempio garantire a tutti l’accesso alla scuola. Ma ovviamente bisogna arrivare almeno ai livelli secondari e terziari. Però non basta, ci vuole che qualcuno sappia scoprire i talenti. Questa è la grande funzione dell’insegnante e ognuno è portatore di talenti, chi afferma il contrario è razzista.

E infine la domanda del cuore dei ragazzi: «Ci dica qualche esempio concreto che ci faccia sperare». La risposta di Stefano, per loro e per ciascuno di noi: «È la speranza che coltiviamo in noi stessi che crea esempi concreti di fraternità, non il contrario!».

Elena Canalis
presso Fiera di Padova