Sermig

Patto rivoluzionario tra generazioni

È stata una grande gioia per noi la possibilità di condividere con migliaia di persone il 5° Mondiale dei Giovani per la Pace. Tra le tante immagini, parole e suoni che conserviamo nella memoria ci pare davvero cruciale, quasi “rivoluzionaria” nella sua attualità, la proposta di un “patto tra generazioni”.

Vivendo in quella che è stata definita, parafrasando il filosofo Spinoza, un’epoca delle passioni tristi (che segna la crisi del concetto di progresso, con un conseguente senso di impotenza e disgregazione), dove il futuro è visto come una minaccia più che una promessa, partire da un tale patto significa credere che la nuova generazione possa restituire al mondo ciò che non ha ricevuto e che non le è stato trasmesso dai padri! Si, dobbiamo riconoscere che proprio questi ultimi che spesso criticano i giovani accusandoli di mancanza di ideali e di valori, di volubilità ed indifferenza, di ignoranza in storia così come in politica, sono loro che hanno fallito il passaggio di testimone!

Nel presente, spesso ci si illude di recuperare il tempo perduto con un’accentuazione dell’investimento affettivo che diventa onnipresenza ansiosa, talvolta autoritaria, sicuramente garantistica (si fa finta di voler tutelare dei presunti diritti inalienabili dei figli ma, in realtà, si esprime un bisogno ossessivo di nuove modalità di controllo dei loro desideri e movimenti).

In realtà, il vero punto di partenza è riscoprire che quello che abbiamo lo abbiamo ricevuto in dono e siamo chiamati, a nostra volta, a renderlo dono per gli altri. Insomma, nella società post-consumistica, bisogna in qualche modo ritrovare l’attualità rivoluzionaria della gratuità, dove si supera la sindrome della valutazione qualità/prezzo, dove si abbandona il calcolo per accogliere il rischio, in assenza del quale si rimane senza antidoti contro la paura.

A Padova, l’impressione è stata quella di vivere un nuovo incontro tra generazioni (perché c’erano centinaia di diversamente giovani in mezzo ai teenager) senza inutili nostalgie o rimpianti, senza regolamenti di conti, ma semplicemente con la voglia di fare del domani sognato un presente da costruire insieme, senza deleghe ma in prima persona. Questo significherebbe anche dare un nuovo orizzonte alla dimensione politica del vivere, che può essere profondamente evangelica, anzi, che è la quintessenza del Vangelo davvero vissuto e non solo interiormente assimilato!

Claudio Monge