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Siamo tutti in cammino

Cesare Falleti - CUORE PUROdi Cesare Falletti - Si va e si viene; tutti si muovono e visto dall’alto il nostro mondo occidentale dovrebbe sembrare come quei film antichi in cui la gente cammina in modo un po’ accelerato creando una vista di grande confusione. Anche io vado e vengo; e alla fine mi sono accorto che non si torna mai nello stesso posto. Ogni ritorno, anche se si crede di tornare al punto di partenza, arriva in un posto nuovo, che richiede un nuovo adattamento. La persona umana ha un cuore che lo precede e che tende verso l’infinito: infinito dei desideri, infinito dell’amore, infinito della fragilità e infinito del potere e in tal modo vi è una spinta a sorpassare ogni limite, a guardare mete nuove. Non ci sono ostacoli all’avanzare della vita, perché essa continua il suo cammino anche quando si dorme e perfino la morte non è altro che un andare ancora oltre, oltre i limiti che sembrano definire lo spazio della vita, rimandando indietro chiunque cerca di avanzare. Non ci sono limiti per la persona umana. L’unico rischio è di avanzare guardando indietro e non scoprendo ciò che ci viene incontro. Alla fine ci si scontra con la vita che ci attira in avanti, con il futuro, con l’evolversi delle cose e della storia, con ciò che non vogliamo vedere e non vogliamo amare.

Fatti per avanzare, a guardare indietro possiamo ammalarci di una grave malattia: la nostalgia, che porta in sé il senso di un ritorno a casa e il dolore di non poterlo fare. La nostalgia è una paralisi che porta talvolta con sé una dolcezza malata, una seduzione che addormenta; e tradisce, perché illude. Si spera di tornare all’età dell’oro, che nel passato non è mai esistita, mentre ci attende facendoci muovere verso la pienezza della vita. L’amore, infatti, trova la gioia nell’incontro, non nel ricordo. Quando si torna occorre sapere che il ritrovare luoghi e persone è una cosa solamente apparente: si è cambiati dentro e tutti e tutto hanno subito una evoluzione, per cui per non cadere nella nostalgia il rimedio sta nel prepararsi a una gioiosa scoperta di un mondo nuovo. Gesù dice che non bisogna mettere mano all’aratro e voltarsi indietro; è una cosa evidente. Questo suo insegnamento ci sfida ad andare avanti guardando bene la terra che stiamo segnando con i nostri solchi, con i nostri passi, i nostri progetti, e bagnando con le nostre lacrime. Quando il cammino ha una svolta a 180 gradi non torniamo al punto di partenza: arriviamo più in alto di esso e lo vediamo bene, ma con uno sguardo distante, distaccato, come se non ci appartenesse più. Siamo presenti, ma dall’alto: come Gesù che è con noi fino alla fine dl mondo, ma è salito al cielo e la sua presenza ci porta altrove, ci fa vedere la nostra vita staccandola dagli impicci che ci incollano per terra.

Fotografia di un paesaggioAvanzare, andare oltre è un movimento che non possiamo evitare, non lo possiamo neanche frenare; solamente possiamo chiudere gli occhi e non vedere il mondo che cambia e illuderci di poter restare fermi, attaccati a ciò che è già morto. La fatica dei sadducei, come spesso quella dei potenti, è di non accettare la risurrezione, la vita nuova, perché non si vuole trafficare la sicurezza presente per un guadagno incerto nel futuro. I poveri e i piccoli invece sono pronti ad accogliere la novità del Vangelo, la risurrezione del popolo e della storia, perché la loro speranza guarda verso l’orizzonte e il loro cammino non è frenato dal peso delle ricchezze. Tutti siamo in cammino e nessuno può fermare la storia. La famosa frase di Rossella O’Hara in Via col vento, dopo tutte le sconfitte subite: «Torniamo a Tara» (punto di partenza), non è una resa, perché poi aggiunge: «Dopotutto, domani è un altro giorno». La vita, non torna mai veramente indietro: avanza e va oltre

Cesare Falletti
CUORE PURO
Rubrica di NUOVO PROGETTO