Sermig

Uscire puliti

di Chiara Genisio - Nelle carceri italiane cresce la raccolta differenziata. 
Un braccio tatuato che differenzia vetro, carta, plastica e sopra a caratteri cubitali lo slogan: “uscire puliti”.
Il volantino, disegnato da un detenuto del carcere di Cuneo, invita alla raccolta differenziata ed ha colpito nel segno: i risultati sono ottimi.
Mentre ancora in Italia ci sono aree in cui la raccolta rifiuti differenziata stenta a decollare, nel mondo carcerario nell’ultimo anno questa buona pratica è cresciuta del 29%. L’invito a diffonderla anche dietro le sbarre lo aveva rivolto il capo Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) Santi Consolo e la risposta è stata più che incoraggiante.

Nel 2016 erano 113 su 191 gli istituti virtuosi, anche se per il 59% la raccolta era riservata solo nell’area degli uffici del personale, ora il Dipartimento rende noto che gli Istituti coinvolti sono saliti a 168, ma ciò che più conta è che sono cresciute le sezioni detentive coinvolte, sono ben 844 sulle 1.130 complessive, erano solo 16 lo scorso anno, con una crescita quindi del 75%. A Cuneo nel penitenziario “Cerialdo”, in soli quattro mesi, dall’avvio del porta a porta, anzi del “cella a cella” è salito al 55% il cumulo di immondizia riciclata direttamente dentro il penitenziario, mentre i cuneesi ci hanno messo 4 anni per passare dal 48% al 71% (dato 2016). Tutta la differenziata viene avviata al riuso godendo di una nuova vita.

Numeri che danno ragione alla scelta del Dipartimento che ha considerato questa azione come un fatto trainante sotto diversi aspetti, primo perché rappresenta la possibilità di introdurre elementi di educazione alla protezione e alla salvaguardia dell’ambiente, poi perché interviene nelle abitudini comportamentali quotidiane della popolazione detenuta. L’auspicio è che l’acquisizione di tale sensibilità ed abitudine possa trasferirsi anche all’esterno una volta riacquistata la libertà. Il Dap evidenzia poi che la raccolta differenziata ha, tra gli obiettivi, la diminuzione dei costi del servizio di raccolta e, pertanto, rappresenta anche una modalità di razionalizzazione delle risorse pubbliche di cui l’Amministrazione penitenziaria dispone. Inoltre, la pratica della raccolta differenziata vuole essere un modo per incrementare le possibilità di occupazione lavorativa e di acquisizione di nuove competenze spendibili sul mercato del lavoro libero.

A oggi i detenuti occupati nelle attività lavorative del settore sono 718, di cui 46 sono esclusivamente impiegati nel compostaggio. Come ci ricorda Fabrizio De Andrè in “Via del campo”, «dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori…» così nel carcere dai rifiuti nasce il lavoro.

Chiara Genisio
SENZA BARRIERE
Rubrica di NUOVO PROGETTO