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Un Paese digitale

di Lucia Sali - Estonia: esempio per tutta l’Europa.
«Ci sono solo tre cose che in Estonia non si possono fare online, almeno per ora: sposarsi, divorziare e comprare una casa». È il motto che accoglie, persino in hotel, chi arriva nell’ultimo avamposto d’Europa prima della Russia, trasformatosi in una piccola roccaforte digitale e che da luglio ha assunto per la prima volta la presidenza di turno dell’Ue per i prossimi sei mesi. Con un obiettivo: facilitare l’arrivo in porto proprio della “rivoluzione digitale”, considerata una delle priorità di Bruxelles. Tallinn guarda lontano e ha già aperto al mondo intero il suo programma di residenza virtuale che consente di beneficiare di tutti i servizi online dell’amministrazione pubblica estone, una vera e propria manna per chi vuole aprire un’impresa.

In Estonia sono online il 99% dei servizi pubblici e ogni anno risparmia una somma pari al 2% del pil grazie al semplice uso della firma digitale, mentre ne guadagna il 7% con le nuove tecnologie. In termini di carta si tratta di un risparmio mensile, ama raccontare il premier estone Juri Ratas, uguale a «una pila di carta alta quanto la Tour Eiffel».

Grazie poi al sistema sanitario online, le code negli ospedali si sono ridotte di un terzo, le ricette mediche vengono direttamente trasmesse alla propria carta d’identità virtuale che è anche tessera sanitaria, patente e bancomat. L’85% delle scuole funziona in modo digitale, non c’è evasione fiscale visto che imprese e attività commerciali hanno un sistema di contabilità connesso con il fisco, e che dai contributi sociali allo stipendio tutto è registrato online, spiega Siim Sikkut, il responsabile per l’informazione del governo estone.

Bastano 5 minuti per fare la dichiarazione dei redditi, con un click. Questi ultimi sono vantaggi di cui, con appena 100 euro di costi, può beneficiare chiunque faccia domanda per la e-residency. Ci sono ora 21.974 e-residenti da 138 Paesi (oltre 900 richieste dall’Italia) e di questi 3.256 hanno aperto un’impresa basata in Estonia. «Non è evasione fiscale né acquisizione della cittadinanza », precisa il ministro agli affari sociali Jevgeni Ossinovski, perché le tasse vengono pagate nel Paese di residenza reale, mentre sulle imprese c’è l’imposta estone al 20% sui dividendi.

Altrimenti se i profitti vengono reinvestiti, le tasse sono ridotte a zero per stimolare la crescita. È così che la zona di Ulemiste, ex compound sovietico, si è trasformata nella Silicon Valley di Tallinn: tra i vecchi hangar di mattoncini rossi e beige riportati a nuova vita sono spuntate come funghi start up e aziende tech, il cui numero procapite è il più alto in Europa. Qui hanno la loro sede Nortal, la società che non solo ha digitalizzato l’Estonia ma che ha esportato il suo know-how in tutto il mondo e che annovera, tra i suoi ultimi clienti, Oman e Dubai.

In tempi di cyberattacchi, di cui molti sembrano avere un’impronta russa, l’Estonia non si scompone. «Finora non siamo mai stati colpiti», spiega la presidente della Repubblica estone Kersti Kaljulaid, «ci vuole il “cyber-igiene”, qui abbiamo la cultura». A questo si aggiunge una conoscenza di lunga data del “nemico” russo e delle sue tattiche di disinformazione, ora “fake news”.

Occupata dalle truppe sovietiche nel 1940 e annessa all’Urss nel 1944, ne ottenne infatti l’indipendenza nel 1991 con una resistenza pacifica ma costante che si è espressa nella “Rivoluzione cantata”, nata nel 1988 nel contesto del Festival della canzone di Tallinn. Dall’indipendenza, nel Paese è stata fatta “pulizia” di chi era coinvolto nel regime sovietico, «e la classe dirigente ha saltato una generazione», spiega il giovane attivista che si batte per una società aperta, Martin Noorkoiv. Il premier Ratas ha 38 anni, il più “junior” d’Europa, e la presidente Kaljulaid 47. Sintetizza così Andrus Ansip, vicepresidente della Commissione europea ed ex premier del Paese: «L’Estonia non è perfetta, ma è un esempio che dà speranza all’Ue».

Lucia Sali
EUROLANDIA
Rubrica di NUOVO PROGETTO