Sermig

Hollywood va in guerra

di Davide Bracco - La guerra purtroppo è un tema sempre contemporaneo ed è stato trattato a più riprese dal cinema. Nei mesi scorsi è uscito per il servizio di streaming Netflix un ottimo documentario Five Came Back diretto da 5 registi di fama come Steven Spielberg, Francis Ford Coppola, Guillermo Del Toro, Paul Greengrass e Lawrence Kasdan che raccontano le vicende di 5 colleghi (John Ford, William Wyler, John Huston, Frank Capra e George Stevens) che durante la Seconda Guerra Mondiale furono inviati dall’esercito USA a documentare le vicende belliche sui diversi fronti.

L’intento era esplicitamente documentaristico ma almeno in un caso il cinema fu capace di aggiungere il suo tipico tratto di “realtà nella finzione”. Si tratta de La Battaglia di San Pietro realizzato da John Huston nel 1943 e che vuole essere la rappresentazione del conflitto tra tedeschi e alleati avvenuto nel paese di San Pietro (nel nostro casertano) completamente distrutto durante la Campagna di Italia che le truppe alleate condussero per liberare la nazione dal nazifascismo. La particolarità di questo lavoro è che è un falso documentario: non tanto perché la battaglia non fu davvero combattuta, ma per la ragione che avvenne nei giorni antecedenti le riprese e che quindi il regista “rimise in scena” la battaglia ricreandola ovviamente a partire dalla realtà. Così facendo il film, che non dichiara la sua finzione, ci mostra la guerra nel suo aspetto più vero andando a simulare gli aspetti più crudi del conflitto che difficilmente sarebbe stati riproducibili nel loro accadere.

A partire dallo stesso principio usato da Huston, il regista Chris Nolan (quello di ottimi film come Interstellar, Inception, Il cavaliere oscuro) ha realizzato l’atteso Dunkirk nelle sale a settembre, un film che racconta l’evacuazione forzata di oltre 400mila soldati inglesi trovatisi circondati dai tedeschi (dopo la capitolazione della Francia) nel 1940 sulle spiagge di Dunkerque e separati dalla patria dal Golfo della Manica. Così Nolan: «Sta tutto nell’idea che la finzione possa comunicare agli spettatori qualcosa di più autentico rispetto al documentario. Usando la finzione, ho potuto mostrare vari aspetti di ciò che accadde a Dunkerque in modo più efficiente e con più chiarezza emotiva di quanto avrei potuto fare se mi fossi attenuto ai semplici fatti». Il film non mostra realtà romanzata (nessun tedesco cattivo o generali inglesi intenti a dare ordini) ma si sofferma sul dramma dei soldati ripresi da tre differenti prospettive: quelli bloccati su spiaggia per una settimana, quelli al lavoro su barche durante una giornata di recupero e quelli in aria che durante una sola ora cercano con gli aerei di coprire la ritirata dei commilitoni. Un racconto semplice ma ricco di sequenze spettacolari per farci entrare nei singoli ma universali drammi personali causati da una delle tante guerre che hanno afflitto il pianeta.

Davide Bracco
AL CINE
Rubrica di NUOVO PROGETTO