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Tempi lunghi per la ripresa

di Corrado Avagnina - Non basta l’assistenza, la dignità si riacquista con il lavoro.
Non è agevole capirsi quando si usano linguaggi e proclami che sembrano dire una cosa chiara, mentre molti sperimentano magari il contrario di quanto viene conclamato. Ebbene, tra le tante contraddizioni dell’ora presente, ne cogliamo una magari un po’ bypassata con noncuranza, ma piuttosto significativa. Da una parte nei salotti buoni, nonché nelle centrali della politica e dell’economia, si esulta – speriamo con fondamento vero – per la ripresa in cui l’Italia starebbe esprimendosi con risultati superiori alle attese, ancorché più bassi rispetto a gran parte del resto d’Europa.

Ma su un altro fronte l’Istat ci documenta che la povertà nel 2016 è rimasta sostanzialmente stabile. Insomma non è calata. Anzi le cifre, rilette attentamente, dicono che purtroppo è anche cresciuta un po’. I poveri in assoluto, cioè coloro che sono privi di beni e servizi essenziali per una vita minimamente accettabile, sono saliti a 4 milioni e 742mila. Il picco più elevato dal 2005. La ripresa quindi sta da un’altra parte e non sembra intercettare coloro che sono in affanno grave, giorno dopo giorno. Un quadro che appare scombinato. Soprattutto se pensiamo che dietro i numeri da una parte ci stanno le persone (i poveri) e dall’altra ci stanno le risorse (i soldi della ripresa conclamata).



Sì, adesso, il governo ha varato il reddito di inclusione (Rei) e molti lo interpretano come un primo fatto positivo, anche se insufficiente. Infatti copre solo un terzo dei quattro milioni e mezzo di persone che in Italia patiscono povertà assoluta. E poi, ascoltando il richiamo di papa Francesco mesi fa tra i lavoratori di Genova, c’è da ricordare che per chi è povero la dignità si riacquista non solo con l’assistenza ma con un lavoro adeguato. Certo, ci sono emergenze che vanno affrontate, magari con un’alleanza allargata di tutti contro le povertà. Ma ci sono situazioni strutturali che vanno invece agganciate alla possibilità di un’occupazione, altrimenti non se ne esce. Qui si dovrebbe saldare la ripresa economica con la risposta alla crisi di chi è marginale. Non è facile. Ma è indispensabile. Altrimenti che ripresa è?

E se si vuole aggiungere una ulteriore reazione (anomala) dal basso, colta tra la gente, al mercato, al negozio, dall’artigiano, da chi fa il pendolare in treno od in bus… la si riscontra in tanto pessimismo, in delusioni assortite, in qualche rabbia o disappunto di troppo… per come vanno le cose… ancora non bene. Sì, la ripresa ha magari i suoi tempi ed i suoi ritmi. Si basa sui grandi numeri. Ma la gente ogni giorno deve fare i conti con i piccoli numeri, che non sono ancora confortanti. Insomma bisogna stare con i piedi per terra, per non illudere e magari per non irritare. Viene in mente il concetto cardine del “bene comune”, per cui non dovrebbe lasciare indietro nessuno. Ecco la ripresa ci sarà se coinvolgerà un po’ tutti come persone e non solo logiche macro da non sottovalutare ma da soppesare spassionatamente.

Corrado Avagnina
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Rubrica di NUOVO PROGETTO