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Sì, cambiare

Cesare Falleti - CUORE PUROdi Cesare Falletti - Ci sono dei giorni in cui si ha l’amaro in bocca. Per vari motivi, non ultimo, certamente, le relazioni interpersonali che, anche con la migliore volontà, non filano sempre lisce come l’olio. Quel gusto di tristezza, di delusione, di sfiducia che ci perseguita e rende la vita difficile, non è facile né da evitare, né da combattere; ma solo andando alla radice possiamo renderlo sopportabile. Perché una contraddizione, uno sgarbo, una risposta affrettata, magari neanche pensata, hanno il potere di amareggiarci? Potremmo dire che siamo troppo sensibili e dipendenti dagli altri e che l’autonomia e l’indifferenza sono delle buone armi contro certi attacchi, che ci fanno male. Anche se a volte e in certe situazioni può essere bene tenere una certa distanza, non penso che sia un principio valido: è meglio soffrire che diventare indifferenti, perché questo atteggiamento provoca una durezza di cuore che alla fine soffoca chi la prova, oltre al male che necessariamente si finisce per fare agli altri.

Come evitare che l’amarezza si impadronisca del nostro cuore a tal punto che questo ne diventi malato? Non sono gli altri che devono cambiare. Se aspettiamo questo, rischiamo di morire di amarezza. Siamo noi che dobbiamo cambiare il nostro modo di ricevere e il modo di guardare ciò che ci viene fatto. Questo comporta un cambiamento del modo con cui guardiamo noi stessi. La paura di non essere rispettati, amati, riconosciuti per quello che siamo o che crediamo essere, la gelosia nei confronti dei nostri apparenti diritti, tutta l’attenzione che rivolgiamo alla nostra persona, sono fonti di continua amarezza e ci impediscono di vivere e ricevere le briciole di vita, che ci sono date una a una, con gioia, gratitudine e umorismo.

Anche l’attenzione e i paragoni che vengono così spontanei devono essere oggetto di autocritica, libera e gioiosa. Ultimamente il Papa ha detto ai giovani di rompere lo specchio in cui si contemplano narcisisticamente tenendoselo intatto, per potersi guardare e ridere di se stessi. È la formula buona per perdere l’amaro in bocca, perché in questo modo se ne vanno in fumo tutti quei sentimenti di rabbia, stizza, rivendicazione che non hanno misura, perché mettono radici nell’irreale delle nostre presunzioni. Siamo dotati di capacità di discernimento, ma spesso non la sfruttiamo: discernere vuol dire saper valutare le cose, scartare le inutili e sviluppare le buone. Tutto ciò che ci amareggia porta in sé almeno qualcosa di inutile, addirittura di dannoso che quindi va scartato. Ne va della nostra libertà. Rimanere liberi di fronte agli altri non esclude la bellezza di amarli, anzi è rispetto della loro differenza e della loro individualità; ma è anche rispetto della propria libertà e personalità. Nulla e nessuno può toglierci la gioia di essere noi stessi, di conservare la nostra dignità umana, anche quando altri sembrano togliercela. La Passione di Gesù ne è il grande esempio.

Tutto questo ci chiede una lotta con noi stessi, lotta di liberazione e di indipendenza da dei movimenti interiori in cui spesso non ci riconosciamo neppure, che ci stupiscono e disturbano, ma da cui non sappiamo distaccarci, che non sappiamo neanche da dove vengono. In questa lotta noi costruiamo noi stessi e il clima della nostra vita, e facciamo delle scelte che hanno una grande importanza per il nostro futuro. Non possiamo ammettere che delle cose che hanno una importanza relativa amareggino una vita che, pur nella fatica, può essere bella, e delle relazioni, sempre fragili, ma che possono anche essere sorgente di gioia. Invece del lamento passivo e succube delle difficoltà della vita e delle relazioni, il gettare sulle nostre spalle il bagaglio delle contraddizioni ci permette di godere del panorama del cammino.

Cesare Falletti
CUORE PURO
Rubrica di NUOVO PROGETTO