Sermig

Ne vale la pena

di Chiara Genisio - L’etichetta del vino prodotto nella casa circondariale Giuseppe Montalto di Alba. Un esempio di buone pratiche volte al reinserimento di persone “ristrette”.

Sovraffollamento cronico, edifici fatiscenti, celle malsane spesso al limite della dignità umana, condizioni di lavoro stressanti per gli agenti della polizia penitenziaria, scarse politiche di reinserimento. Sembra non esserci limite agli aspetti negativi che interessano il variegato mondo carcerario. Ma navigando da Nord a Sud del Paese si scorgono tante buone iniziative. Attraverso il lavoro, l’arte, la cultura, l’istruzione alcune associazioni, movimenti, persone di buona volontà pongono le basi per rispettare in pieno quello che chiede la Costituzione Italiana: «Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato». Un buon esempio è quello che accadrà per due mesi (ottobre e novembre) ad Alba e dintorni con la settima edizione di Ne vale la pena.

Un intenso programma di iniziative che prende il nome dall’etichetta del vino prodotto con le uve coltivate nella casa circondariale Giuseppe Montalto di Alba. Già questa è una buona pratica. Quest’anno il tema conduttore è il lavoro illustrato con mostre ed esposizioni, scandagliato con riflessioni e approfondimenti. E celebrato con la presentazione del nuovo vino prodotto con i detenuti, circa una decina, in cantiere per il prossimo anno ci sono già nuovi corsi di formazione per inserire altre persone in questo progetto. Perché i fatti dimostrano che il lavoro e la formazione sono l’unico vero antidoto alla recidiva.

«Investire nel lavoro significa investire in dignità e di conseguenza in legalità e sicurezza – conferma Alessandro Prandi, Garante comunale albese dei detenuti –. Su dieci persone che entrano nelle prigioni italiane, sette ci torneranno; si tratta di una delle recidive più alte in Europa. Il rapporto si inverte se durante la carcerazione la persona ha potuto seguire un percorso finalizzato ad acquisire o ampliare competenze in ambito lavorativo. È nostra intenzione sensibilizzare l’opinione pubblica, le istituzioni locali e il tessuto imprenditoriale sulle opportunità normative, fiscali e di crescita sociale che questo investimento potrebbe comportare».

Ma la rassegna non è solo vino. Attraverso il mercato della terra si potranno scoprire e acquistare Produzione Ristrette la rassegna di cibi, oggetti artigianali, abiti e accessori prodotti e realizzati con il coinvolgimento di detenuti, sempre con l’obiettivo del loro reinserimento nella società. Un quadro d’insieme di ciò che, spesso in silenzio, viene realizzato nelle carceri italiane. Con fatica, ma anche con tanto entusiasmo.

Chiara Genisio
SENZA BARRIERE
Rubrica di NUOVO PROGETTO