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L’attimo fuggente

di Lucia Sali - Ancora incognite sulle riforme per il rilancio dell’Ue.
Ora o mai più. È “l’attimo fuggente” a cui si trova davanti l’Europa per voltare pagina e rilanciare il suo futuro, facendo quelle riforme necessarie da ormai quasi un decennio ma finora sospese “sine die” per le tante crisi che la hanno scossa alle fondamenta, da quella economico-finanziaria sino ai migranti e Brexit. Quasi passato l’anno elettorale “horribilis”,si apre ora l’ultimo tratto utile del mandato delle istituzioni Ue in carica, dalla Commissione Juncker all’Europarlamento.

Restano infatti ancora circa 18 mesi prima delle prossime elezioni europee che cadranno a maggio 2019 e da cui potrebbe uscire un panorama molto diverso da quello attuale, se non verranno date quelle risposte che i cittadini chiedono. Il rischio sarebbe infatti di far schizzare verso l’alto, alla prossima tornata elettorale, il numero di seggi occupati dalle forze estremiste e anti-Ue proprio nell'Aula di Strasburgo, che ha un ruolo chiave non solo nell'indirizzare la formazione e la guida della prossima Commissione ma anche nella proposta e adozione delle leggi europee.

Per questo è stato lo stesso presidente dell’esecutivo comunitario Jean-Claude Juncker a suonare la sveglia, puntando l’attenzione sulla “finestra d’opportunità” dei prossimi “7-8-9 mesi” in cui fare le riforme per il rilancio dell’Ue. E non a caso lo stesso Juncker ha tenuto lo scorso 13 settembre il suo discorso sullo Stato dell’Unione più ambizioso di sempre, indicando i vari cantieri aperti su cui lavorare. A “sdoganare” la visione ambiziosa di Bruxelles è stata la sponda politica che si è finalmente ricreata nei 27, in particolare in Francia, Germania e Italia ma anche in Paesi più piccoli come l’Estonia – che detiene ora la presidenza semestrale di turno dell'Ue – dopo l’elettroshock della Brexit.

L’approccio «molto europeista e visionario» del presidente francese Emmanuel Macron, come l’ha definito lo stesso Juncker, è la chiave di volta della nuova dinamica politica europea, in quanto ha fatto ripartire il motore franco-tedesco. La cancelliera tedesca Angela Merkel, rieletta per il suo quarto mandato, ha un buon rapporto con presidente francese, e anche lei prima delle elezioni ha tenuto discorsi di apertura alle riforme, come quella della trasformazione del Fondo salva Stati Esm in un Fondo monetario per l'eurozona, argomento tabù un paio di anni fa. Le idee però non sono certo omogenee e le proposte ventilate finora sono rimaste sui grandi principi. «Proposte prive di sostanza» che «ognuno può interpretare come vuole», ha espresso il suo scetticismo la presidente della Lituania Dalia Grybauskaite, nota per il suo parlare senza peli sulla lingua.

È per questo che il presidente Ue Tusk ha annunciato la messa a punto rapida di una “roadmap” ribattezzata “l’Agenda dei leader 2017/2018”. La strada è però tutt'altro che in discesa. In questo contesto il ruolo dell’Italia, spinto anche agli ultimi vertici dal premier Paolo Gentiloni, può davvero diventare quello di una sorta di “mediatore” tra le diverse istanze. Una linea auspicata anche dal presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani, che punta – alla luce della dinamica già innescata con l’iniziativa congiunta sulla “webtax” di Italia-Francia-Germania- Spagna per evitare l’evasione fiscale dei giganti online come Facebook o Amazon – a un “quartetto” «per un’Europa più equilibrata».

Anche se l’orizzonte di questa «finestra di opportunità » resta tutt'altro che sgombro: al rebus dell’uscita della Gran Bretagna dall’Ue, ancora in alto mare, si aggiungono le inaspettate tensioni proprio in Spagna per la questione dell’indipendenza della Catalogna. Oltre all'incognita delle sempre più vicine elezioni nella stessa Italia.

Lucia Sali
EUROLANDIA
Rubrica di NUOVO PROGETTO