Sermig

2017 Presto un tram!

di Carlo Degiacomi - Surriscaldamento e inquinamento. Non bastano spazi dedicati ai pedoni e disponibilità di biciclette. Le grandi città sono un soggetto vivente complesso, un puzzle che ha bisogno di una visione coordinata in cui l’auto è una parte. Oltre al traffico e alle emissioni bisogna tener conto anche dell’occupazione di suolo. Un posto auto misura 2x5 metri pari a 10 metri quadri. 800.000 auto in arrivo e 800.000 presenti in una grande città richiedono oltre 16 milioni di metri quadrati, 2250 campi da calcio, circa il 10% di un territorio cittadino. Bisogna cambiare strada. Nel mondo vi sono situazioni urbane nuove, dove si inizia da zero o quasi e situazioni urbane “antiche” dove occorre modificare un tessuto rigido. Occuparsi dell’auto del futuro vuol dire in realtà occuparsi delle città, della mobilità e del futuro del pianeta e avere una nuova concezione del territorio e dei servizi collegati alla mobilità, ai consumi, alla sostenibilità ambientale.

Dalle metropoli europee più avanzate ai Paesi “di mezzo” come l’Italia, fino alle megalopoli dei Paesi emergenti, si tratta di cambiare la città migliorandone i sistemi di mobilità. I territori che fanno progressi in questa direzione sono in grado di essere più competitivi di altri e di innalzare la loro qualità urbana della vita.

Nelle metropoli italiane il 60% degli spostamenti urbani è svolto con le auto, ma nelle città sotto i 100.000 abitanti arriva al 90%. Dal lunedì al venerdì, gli italiani dedicano in media 10 ore e 40 minuti a testa agli spostamenti. Un’ora in più a settimana rispetto alla media europea, considerando tutti i mezzi di trasporto, 556 ore all’anno, 23 giorni interi tra asfalto e rotaie, tra pensiline affollate e fermate deserte.

I mezzi pubblici funzionano male, per questo non attraggono gli italiani. Per il 43% è difficile trovarli vicino a casa; per il 46% la frequenza è troppo bassa per tentare di utilizzarli. Il 39% non li prende perché il luogo da raggiungere è mal servito e il 31% ritiene eccessiva la durata del tragitto. Solo il 53% degli italiani si ritiene soddisfatto delle infrastrutture su cui si muove (la media europea è del 67%).

Gli italiani sono ottimisti sulle tecnologie che in futuro renderanno più semplice la mobilità. Circa il 75% pensa che ci saranno meno incidenti grazie alle tecnologie digitali; che tra 15 anni viaggeremo su veicoli elettrici perché non esisteranno più problemi di autonomia delle batterie; che lasceremo l’auto all’uscita dell’autostrada perché saranno disponibili mezzi pubblici efficienti; che utilizzeremo auto senza guidatore... (da uno studio dell’Osservatorio europeo della Mobilità). Con l’induzione magnetica, ad esempio, il tempo di ricarica sarà ridotto; tappeti induttivi integrati nel fondo stradale genereranno un campo magnetico in grado di ricaricare le vetture; autostrade integrate con pannelli solari produrranno energia ricavata dal passaggio dei veicoli; con nuovi materiali e nanotecnologie si potranno sviluppare batterie più efficienti (ioni di litio); i lampioni potrebbero avere un ruolo nel processo di elettrificazione, perché già portatori di energia elettrica.

L’internet delle cose entrerà anche nelle automobili e nelle infrastrutture della mobilità urbana? Le automobili si relazioneranno tra di loro? Gli oggetti, auto comprese, sono in grado di comunicare dati e informazioni su se stessi e accedere a informazioni generate da altri con sensori, radar, telecamere, dispositivi di controllo, software di analisi dati.

Quale visione possibile immaginiamo per le città del futuro? Le soluzioni più praticate per favorire la mobilità agiscono su diversi punti: adozione di stili di guida più eco-sostenibili, miglioramento della rete di infrastrutture e modalità coordinate di gestione del traffico, utilizzo di mezzi pubblici efficienti (a Torino vorrebbe dire una trasformazione di GTT enorme), parcheggi di interscambio, metropolitane, semafori intelligenti, informazioni rapidamente usufruibili, aree a traffico limitato, strade per tutti, spazi per pedoni, mobilità ciclabile sicura, logistica efficiente dei mezzi commerciali, bike e car sharing… C’è molto da inventare e da realizzare. Il futuro è possibile ma non ancora del tutto prevedibile. Torino, ad esempio, avvalendosi del proprio passato di produttrice di auto potrebbe diventare una città modello attraverso la trasformazione di auto e infrastrutture, il coinvolgimento di fondi, aziende, lavoro, ricerca, innovazione, formazione, creando prospettive per i giovani e per le attività economiche. Una boccata d’ossigeno per una città oggi in difficoltà.

Carlo Degiacomi
AMBIENTE
Rubrica di NUOVO PROGETTO