Sermig

Il male oscuro

di Gian Mario Ricciardi - La solitudine, povertà del nostro tempo.
Vivere soli. Ecco una delle “grandi povertà” del nostro mondo. Giro, a volte, nelle strade delle “periferie del mondo”. L’ho fatto a Torino, Milano, Roma, Rio de Janeiro, San Paolo, Buenos Aires, Commodoro Rivadavia in Argentina. Giro e guardo. Nei bar gli incontri normali, quelli di amori clandestini e furtivi, quelli di disperati che non sanno come pagare le bollette e l’affitto. Guardo e vedo che, in Italia come altrove, la solitudine è una marea montante, forte, soffocante, aggressiva.

Ma, ora, osservo soprattutto uomini coi capelli bianchi e donne cui la vita ha tolto anche la voglia di mettersi bene, pettinarsi, sorridere.
E la cosa più triste è seguire per minuti interminabili persone meno sicure d’un tempo sulle gambe, ma ancora forti della loro dignità, martoriata da tante, diverse, complesse traversie, attraversare, con circospezione le strade ai semafori. Sono fragili (come le fragilità delle nostre vite), sono belli perché immagine di una vita che, lentamente, si scompone, ma sono soli.

Prima delle nove camminano, con passi incerti ed il sacchetto del pane tra le mani. La loro giornata è finita, il loro orizzonte ha già i colori e le sensazioni del tramonto. Chi è fortunato passa il resto della giornata, dietro le finestre che danno sulla strada, a guardare i fatti degli altri; chi lo è meno si accatasta sul divano e “mangia” tv per tutte le ore tra spettacoli di cucina (che veramente non se ne può più) e talk show nei quali qualunque dice qualunque cosa anche la più intima per avere l’onore della telecamera “in favore” (cioè quando ti inquadra).
La solitudine, mi confidò un grande saggio eremita, sarà l’emergenza delle emergenze domani, la solitudine mi dicono i frati cappuccini che seguono molte città nel mondo, è il “male oscuro” del 2000.

È così. E lo dicono i dati e le statistiche. In America e Canada, come da noi peraltro, i postini (che suonano fuori dalle città solo più una volta ogni due giorni, non due volte al giorno) si stanno trasformando in assistenti di anziani soli e malati cui portano anche le medicine. In America dove c’è la società più evoluta. Almeno così pare. A Torino dove scopriamo (dati atc) che ottomila ultra sessantacinquenni stanno soli: tutto il giorno.
E sarà peggio perché ora, grazie (ma con quali esorbitanti pesi economici) al “welfare dei nonni” cioè di chi è andato in pensione giovane (tra i 50 e il 60 anni) le coppie giovani sono e stanno sopravvivendo al ritmo della vita. Entro il 2030 i “pensionati” non ci saranno più, i giovani non potranno restituire ciò che hanno avuto perché andranno in quiescenza a 67 anni ed oltre. E i pensionati saranno, per queste ragioni, sempre più soli.

Certo, gruppi e associazioni fanno miracoli: incontri, una rete di controlli, servizi. Non basta però perché non passa mese che qualcuno venga trovato morto dopo giorni, settimane, mesi. Come è possibile? Sì, sarà sempre più possibile, purtroppo.
In piazza Cattaneo a Torino, quindi davanti al Mirafiori Motor Village, tempo fa, un uomo che assisteva la moglie, malata di Alzhaimer, ha avuto un infarto. Non ce l’ha fatta a dare l’allarme via telefono. È morto e sua moglie che lui imboccava, è morta di fame dopo una settimana. A Torino, non sull’Himalaya. Soli dopo una vita di lavoro, forse anche di fede, di affetti, di gioie e di dolori. Soli. «Ognuno è solo nel cuor della terra, trafitto da un raggio di sole..» (Quasimodo). Speriamo che quel raggio sia Dio che ha mille forme per aiutare. Sta a noi inventarle!

Gian Mario Ricciardi
TODAY
Rubrica di NUOVO PROGETTO